Villocentesi, quando bisogna farla?

In genere non si tratta di un esame particolarmente doloroso, sebbene la sensibilità al dolore sia un fatto prettamente soggettivo. L’esame non necessita di anestesia locale né anestesia generale. In casi estremamente rari può provocare infezioni e sanguinamento.

Pubblicato da Valentina Morosini Venerdì 8 gennaio 2010

Villocentesi, quando bisogna farla?

La villocentesi andrebbe eseguita dopo la 10° settimana di gestazione, quindi all’inizio del terzo mese, per evitare lesioni al bambino. Si tratta del prelievo dei villi coriali per esaminare il cariotipo, cioè l’assetto cromosomico fetale, al fine di valutarne la normalità o, al contrario, la presenza di anomalie. Per essere più semplice con questo esame si può diagnosticare la sindrome di Down, quindi è molto importante che le mamme si sottopongano alla villocentesi. Il rischio di aborto è bassissimo (1%) ed è meno invasiva dell’amniocentesi.
In genere non si tratta di un esame particolarmente doloroso, sebbene la sensibilità al dolore sia un fatto prettamente soggettivo. L’esame non necessita di anestesia locale né anestesia generale. In casi estremamente rari può provocare infezioni e sanguinamento.

L’esame viene proposto alle pazienti giudicate ad elevato rischio di anomalie cromosomiche, come ad esempio:

donne di età superiore ai 35 anni
-aumentato spessore della translucenza nucale
– precedente figlio affetto da anomalia cromosomica
-genitori portatori di alterazioni cromosomiche (traslocazioni, inversioni, aneuploidie)