Utero in affitto: in Italia già 100 casi, ma bisogna andare all’estero

A Catania si apre un convegno che affronta il problema del turismo procreativo in Italia. sono circa 100 le donne che si sono rivolte all'estero per trovare un utero in affitto o un donatore.

Pubblicato da Paola Perria Martedì 25 gennaio 2011

Utero in affitto: in Italia già 100 casi, ma bisogna andare all’estero

La legge italiana è chiara: all’utero in affitto, alle madri surrogate, all’inseminazione eterologa dice no. E a tutte quelle aspiranti mamme che non possono concepire naturalmente in quanto sterili esse stesse o il loro compagno, o perchè diventate tali a causa di malattie, di interventi chirurgici, di menopausa precoce ecc., non resta che rassegnarsi. Oppure, come già hanno fatto almeno 100 donne (stime molto recenti) del nostro Paese, recarsi all’estero e aggirare la restrittiva normativa italiana sulla gravidanza, la tanto dibattuta e contestata Legge 40.

Vi sono nazioni a noi vicine, come la Spagna o la Svizzera, dove è possibile pagare una madre surrogata che porti avanti la gestazione al nostro posto, o dove si può ricorrere alla fecondazione eterologa, ove gli spermatozoi non sono quelli del nostro compagno ma di un donatore sconosciuto. Secondo l’Osservatorio sul turismo procreativo guidato dal prof. Borini, sono ben 5mila, ogni anno, i viaggi della speranza che spingono uomini e donne a versare tanti soldi alle strutture sanitarie estere (poichè per casi del genere non è previsto nessun tipo di rimborso) pur di coronare un legittimo desiderio di maternità e paternità.

Se la legge è contro, tuttavia, ci si continua ad interrogare sui dilemmi di carattere morale, etico, pratico, che interessano il concepimento e le gravidanze ottenute in modo non esattamente conforme a madre natura. Insomma, è giusto, è lecito, congelare gli embrioni e impiantarli in un corpo “terzo”, o affidarsi a spermatozoi venuti da una banca del seme, che daranno origine ad un bimbo solo in parte biologicamente figlio dei suoi genitori? Ma, soprattutto, non è ipocrita impedirlo, e poi permettere che simili scelte possano comunque essere portate avanti in un altro Paese, più compiacente, facendo finta di nulla?

Se ne discute a Catania, in un convegno dal titolo “Genitori a tutto campo”, organizzato dall’associazione Hera, che si occupa di assistere le coppie con problemi di fertilità. Sono tante le questioni da affrontare, per capire: “Dove siamo, cosa sta cambiando nella società, nella coppia e nella famiglia, nei modelli di genitori – spiega il prof. Antonino Guglielmino, Direttore di Hera – Quali possibilità la scienza apre a chi sogna un figlio e quali difficoltà e nuove realtà la psicologia deve affrontare per garantire equilibrio e serenità”.

Problematiche delicate, che già si stanno ponendo in quelle nazioni dove le leggi sono più permissive, e per questo ci si ritrova a dover gestire, anche a livello normativo, le conseguenze di questa evoluzione delle tecnologie procreative. Se, cioè, sia giusto informare un figlio delle sue origini – provate ad immaginare il discorso: “Figlio caro, sei nato da un embrione congelato e tuo padre era un donatore sconosciuto”, oppure: “Hai due madri, me e un’altra donna che ti ha solo partorito” – o sia meglio non dire nulla. Per non banalizzare, per non soprassedere, è indispensabile rivedere tutto il nostro concetto di famiglia e di rapporto genitori-figli.

“In Italia si parla sempre dell’importanza della famiglia, così come viene invocato il sostegno alla genitorialità – commenta Guglielmino – Purtroppo alle parole, non corrispondono i fatti: la strada per le coppie che vogliono avere figli e creare una famiglia è pieno di ostacoli, non solo sotto il profilo economico. Allo stesso tempo, c’è una mancanza di consapevolezza sui cambiamenti nella concezione della famiglia, con il risultato di una profonda solitudine e di un isolamento delle persone e con la chiusura verso la nuova realtà”.

Che dire, si tratta di un’evoluzione sociale, culturale, etica, di enorme portata, di cui è difficile prevedere direzione e conseguenze future. Una cosa è certa, ognuno di noi, genitori o futuri genitori o aspiranti tali, è chiamato a maturare una maggiore consapevolezza del proprio ruolo e a prendersi in pieno le responsabilità che comporta la creazione di una nuova famiglia, concepita in modo naturale o meno.