Telefono Azzurro salva 12enne ridotta in schiavitù dai genitori

Una bambina di 12 anni tenuta in condizione di schiavitù e costretta a subire maltrattamenti e umiliazioni dai suoi genitori è stata liberata grazie a Telefono Azzurro e polizia.

Pubblicato da Paola Perria Domenica 11 dicembre 2011

Telefono Azzurro salva 12enne ridotta in schiavitù dai genitori

Salvata da Telefono Azzurro e dai poliziotti, angeli che hanno liberato una 12enne di Rapallo dalla condizione di schiavitù in cui la tenevano i suoi genitori, un albanese e una ecuadoriana. Una storia agghiacciante, terribile, di quelle che sembrano uscite dalle peggiori fiabe per bambini, ma che purtroppo di fantasioso non ha proprio nulla. I genitori aguzzini usavano la loro bimba come schiavetta tuttofare – alla piccola spettavano le faccende domestiche, inclusa la preparazione dei pasti per la madre, il padre e i due fratelli minori maschi – la pulizia della casa, e in più lo studio per la scuola.

Ma non sta in queste assurde incombenze la parte peggiore della vicenda. La bambina non mangiava con il resto della famiglia, ma in un angolino della cucina, dove le veniva sistemata una sorta di ciotola con gli avanzi del pasto a mo’ di cane, e sempre come un cane veniva costretta a dormire in una cuccia sul pavimento. Se non svolgeva tutti i suoi “compiti” alla perfezione, la 12enne veniva punita con botte e insulti, e infine chiusa fuori di casa, nel balcone, con indosso solo il pigiamino e la biancheria intima.

A porre fine a questa vessazione (onestamente mi mancano le parole per descrivere un orrore simile perpetrato ai danni di una bimba inerme dai suoi propri genitori) è stata una denuncia anonima arrivata al Telefono Azzurro di Chiavari e l’immediata indagine della polizia che si è protratta per alcuni mesi, fino al (lieto, ma amaro come il fiele) epilogo culminato con la liberazione.

La piccola è stata prelevata dagli agenti a scuola, dove si era presentata in pigiama e pantofole, come capitava spesso, dato che mamma e papà, evidentemente, giudicavano opportuna anche quella ulteriore umiliazione. I due sono stati sbattuti in carcere, dove speriamo che restino molto a lungo, mentre la bimba è ora in affido ai servizi sociali.

La povera creatura era talmente traumatizzata dai continui maltrattamenti che l’unica parola che riusciva a balbettare davanti ai poliziotti che cercavano di rassicurarla era “mande”, che significa “comandi”. Dalle prime indagini non appare ancora chiaro come mai soprattutto la madre (matrigna nel senso deteriore del termine) odiasse a tal punto la sua creatura, anche perché, al contrario, i due maschietti venivano trattati come dei principini.

Non ho commenti da fare per questa vicenda, non credo ce ne sia bisogno, provo solo tanta rabbia, disgusto, e la voglia di stringere forte in un abbraccio la piccola protagonista sfortunata, sperando che per lei altre e più benevole porte si aprano, affinché la sua vita cominciata così male possa riprendere un corso più degno e luminoso.