Spina bifida: inositolo in gravidanza per ridurre rischi nel nascituro

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    Spina bifida: inositolo in gravidanza per ridurre rischi nel nascituro

    Buone notizie sul fronte spina bifida, nel prossimo futuro le donne con gravidanza a rischio potrebbero contare su un alleato in più, oltre all’acido folico, per prevenire questa terribile malformazione che colpisce il sistema nervoso del nascituro, condannandolo ad una vita di disabilità. Un alleato che si chiama inositolo e tranquilli se il nome non vi dirà nulla, si tratta di una semplice molecola alimentare, simile al glucosio, che si trova nella carne, soprattutto nel fegato, nel pesce, nei cereali integrali, nella verdura, nella frutta, in particolare agrumi, noci e meloni, nel lievito di birra.

    Un team di ricercatori britannici dello University College di Londra, lo hanno somministrato ai topi, rilevando che: “… questa sostanza può stimolare le cellule dell’embrione in formazione e correggere i difetti che portano alla spina bifida”, come riporta Nick Greene, coordinatore dello studio. Dalla sperimentazione sulle cavie alla prescrizione su larga scala alle future mamme a rischio, il passo non è davvero lungo, anche perchè, esattamente come l’acido folico, anche l’inositolo non è un farmaco, ma un semplice integratore privo di effetti collaterali.

    A confermare e, anzi, rafforzare le qualità di questa sostanza naturale nella prevenzione della spina bifida, arriva anche un altro studio sperimentale coordinato da Servizio di Genetica dell’Azienda Istituti Ospitalieri di Cremona, Istituto Gaslini di Genova e Ospedale Niguarda di Milano. I ricercatori italiani hanno coinvolto una trentina di donne, le quali, in una precedente gravidanza, pur avendo assunto acido folico, avevano comunque sviluppato un danno al tubo neurale.

    “In vista di una seconda gravidanza – spiega il dott. Pietro Cavalli, dell’Ospedale di Cremona – queste pazienti hanno assunto acido folico e inositolo nel periodo preconcezionale e fino ad ora tutte le gravidanze si sono svolte senza difetti del tubo neurale”. In pratica, l’assunzione di una sostanza come l’inositolo, va a proteggere quella percentuale di donne (circa il 30% del totale) che manifesta una resistenza all’assimilazione dell’acido folico. “Ovviamente i numeri sono ancora piccoli per trarre delle considerazioni conclusive – chiosa il dott. Cavalli – ma sicuramente incoraggianti”.