Sempre di più i papà che rinunciano al lavoro per accudire i figli

Sono sempre più i papà che rinunciano al lavoro per accudire i figli mentre le mamme vanno al lavoro. Questa è una situazione molto comune, sia in Italia che in Inghilterra.

Pubblicato da Francesca Bottini Giovedì 26 gennaio 2012

Sempre di più i papà che rinunciano al lavoro per accudire i figli

Il papà che sta a casa con i figli mentre la mamma è al lavoro? Fino a qualche tempo fa questa sembrava una prospettiva impossibile ma oggi quella dei “mammi” è una realtà. Pensate che ad oggi in Inghilterra sono ben 62mila gli uomini che hanno rinunciato al lavoro per prendersi cura della prole al posto della moglie: fatti due conti, per molte famiglie è più vantaggiosa questa soluzione che non mandare i bambini all’asilo privato o pagare una tata. Negli ultimi 15 anni i “mammi” inglesi sono triplicati: sono uomini che la mattina si alzano e prima pensano ai figli e poi ai lavori domestici.

Anche in Italia però il numero di questi uomini è impressionante: sarebbero infatti 40mila e dal 2003 è anche attiva in Italia, la Asuc, associazione degli uomini casalinghi italiani.

In Inghilterra il numero degli househusband (ovvero uomini che rinunciano al lavoro per prendersi cura della famiglia e della casa), è cresciuto da 21mila a 62mila dal 1996 al 2011.

La crisi e la crescente disoccupazione hanno portato molti uomini, che si sono trovati senza lavoro, a prendersi cura della casa e dei figli, lavorando, di fatto, tra le mura domestiche.

Anastasia de Waal, dirigente britannica del settore famiglia di Civitas , ha detto al Telegraph: «Vent’anni fa l’idea che fosse un uomo a prendersi cura della prole come primo compito era giudicato castrante. Ora qualcosa è cambiato e gli uomini accarezzano l’idea di stare a casa».

Evidentemente qualcosa è cambiato davvero dato che sono moltissime anche le famiglie che si affidano ad un babysitter uomo. Le donne lavorano e gli uomini sono a casa a prendersi cura dei figli e ad aiutarli a fare i compiti o a leggere favole: che male c’è?

Voi cosa ne pensate?