Se la donna lavora sceglie di avere un solo figlio

"I percorsi lavorativi femminili osservati in un arco temporale limitato a 10 anni dal primo impiego fanno emergere che il numero di figli avuti condiziona fortemente la capacità di gestire la famiglia e mantenere il proprio lavoro". Così si legge in una indagine multiscopo dell'Istat.

Pubblicato da Valentina Morosini Mercoledì 30 dicembre 2009

Essere una donna che lavora e avere figli non è facile. È una scelta obbligata per molte donne, ma conciliare le proprie esigenze, quelle dei piccoli e fare dignitosamente la propria professione spesso è più complesso di quanto non si creda. E così succede che difficilmente si rischia ad andare oltre al primo figlio. Questo almeno è quanto fotografato dall’ultima indagine Istat che spiega come i percorsi lavorativi femminili osservati in un arco temporale limitato a 10 anni dal primo impiego fanno emergere che il numero di figli avuti condiziona fortemente la capacità di gestire la famiglia e mantenere il proprio lavoro.

Insomma nel 2010 ci sono ancora molte difficoltà nell’affermarsi come mamma non rinunciando alla carriera, tenendo conto che per la maggior parte il secondo stipendio non è un vezzo ma una necessità. Le casalinghe nel 55,1% dei casi hanno raggiunto il secondo figlio entro 10 anni dal primo lavoro, contro il 42,4% di quelle che mantengono l’occupazione.

La netta polarizzazione tra volere un figlio subito – cioè entro i tre anni – o non volerne neppure in futuro per le persone in coppia cambia in base al numero di figli già avuti senza significative differenze di genere e di età. Così, se il 69,5% di quelli che non avevano figli nel 2003 desiderava averne uno nei successivi tre anni, tale quota scendeva al 41,6% di quelli con già un figlio e arrivano al 6,6% di coloro con già due o più figli”. Poi gli esperti si interrogano anche sulla salute dei bambini. Non è semplice fare ed essere tutto in una sola volta.

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