Scuola: il preside vieta i bermuda in classe? Alunni chiamano la polizia

In un Istituto nautico di Trieste il preside ha invitato gli alunni a non indossare i bermuda. Alcuni hanno disobbedito e non sono potuti entrare a scuola. Intervento della polizia

Pubblicato da Paola Perria Venerdì 27 maggio 2011

Scuola: il preside vieta i bermuda in classe? Alunni chiamano la polizia

E dire che, un tempo, a scuola i pantaloni corti per i maschi erano d’obbligo! Ricordate… ? Alunni con le ginocchia fuori, anche in inverno, in quelle fotografie in bianco e nero di un’Italia che fu. Passare ai calzoni lunghi, infatti, equivaleva ad entrare ufficialmente nell’età adulta, o quasi. Ma veniamo, invece, all’oggi, a come si ribaltano le cose, a come muta la nostra sensibilità in fatto di decoro. In un Istituto nautico di Trieste – il Tommaso di Savoia – a metà maggio arriva una circolare firmata dal preside, Raffaele Marchione, che così recita: “Con l’approssimarsi della bella stagione, si invitano allieve e allievi ad indossare un abbigliamento adeguato durante le lezioni”.

Il problema di interpretazione si pone istantaneamente: cosa si intende per “adeguato”? Si intende: niente calzoni corti, niente bermuda e infradito, niente look balneare, insomma. Infatti, la circolare specifica: “Non saranno accolti studenti con abbigliamento da spiaggia (spalle scoperte, pantaloni corti o a mezza gamba)”. La cosa è un po’ buffa (in che modo, un paio di comodi bermuda possano essere considerati un capo d’abbigliamento non decoroso, in una classe, sfugge), e forse viene presa sottogamba dai ragazzi, con la testa già all’estate.

Trieste è una città che si affaccia sul mare, e per gli studenti, passare direttamente dalla scuola alla spiaggia, per trascorrere i primi pomeriggi di vero caldo con i propri compagni, dopo le ore di lezione quotidiane, è una tentazione, ma anche una consuetudine sociale che esiste da sempre. Perciò, 30 ragazzi del Nautico, hanno visto bene di presentarsi davanti al portone, al suono della campanella d’ingresso, così abbigliati: maglietta, sneakers e… ahimè bermuda! L’idea era proprio quella di fare una scappata in spiaggia dopo la scuola.

Risultato? Bidello allertato e cancelli sbarrati per il manipolo di “ribelli”. Ma non crediate che la cosa si sia fermata qui, agli alunni non è andata giù questa misura giudicata davvero reazionaria, e così hanno chiamato la polizia. Gli agenti sono arrivati, hanno ascoltato le parti in causa, le ragioni di tutti, e spinto per un compromesso che si è concretizzato in questo modo: l’accesso alla scuola sarebbe stato consentito solo agli alunni con bermuda che avessero apposto una firma in un foglio apposito creato sul momento. A firmare, ed entrare, sono in 8, che non possono perdere quel giorno di lezione per via di una importante verifica di fine anno.

Gli altri si dividono, alcuni vanno al mare, altri fanno lezione improvvisata fuori dall’Istituto, grazie ad un professore che sta dalla loro parte. Tutti temono il 5 in condotta, che vorrebbe dire bocciatura. Che si vuol commentare? Una prova di forza (stupida), che certo non fa bene a nessuno, non alla popolarità e al rispetto verso i dirigenti scolastici, non al clima generale di fine anno, che finisce per esacerbarsi inutilmente, non al buon senso. Soprattutto, non al buon senso.