Scuola: genitori contro manifesto pubblicitario “osé”

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    Scuola: genitori contro manifesto pubblicitario “osé”

    Poniamo che il vostro bimbo, scolaro di scuola primaria, sbirciando fuori dalla finestra della sua aula, si ritrovi faccia a faccia con… un provocante fondoschiena femminile, nudo. Quale sarebbe la vostra reazione? Mentre ci riflettete, vi racconto quella di un gruppo di genitori i cui figli frequentano una scuola elementare di Milano, per la precisione l’Istituto comprensivo Renzo Pezzani di viale Puglie. Sul muro di un edificio adiacente alla struttura scolastica, campeggia da un po’ un cartellone pubblicitario in cui, immortalata di schiena in un raffinato bianco e nero, appare una modella che “indossa” un abitino nero del quale solleva un lembo, così da scoprire il proprio fondoschiena privo di biancheria intima.

    Alle mamme e ai papà furibondi contro il manifesto pubblicitario “osé” poco importa che si tratti di uno scatto del grande Terry Richards, fotografo di moda assai apprezzato, né che il capo indossato dalla fanciulla sia firmato Silvian Heach e faccia parte della nuova collezione P/E 2011. Qui è l’innocenza stessa dei pargoletti che viene messa a repentaglio, pensano. La questione fa un po’ sorridere, ricorda certe crociate degli anni ’50 e ’60 a difesa del “comune senso del pudore” che, ora, considerando la massiccia dose di immagini a prova di ormone con cui bimbi e adolescenti sono costantemente bombardati da tutti i mezzi di comunicazione, pare francamente anacronistica.

    Eppure non si può neanche liquidare con faciloneria la protesta dei genitori milanesi. Il problema, sussiste. Perché un conto è accendere la tv e vedere corpi di donne discinti e ammiccanti, altro paio di maniche è affiggere, deliberatamente, un cartellone pubblicitario (enorme, ovviamente) chiaramente non rivolto ad un target infantile, proprio dirimpetto ad una scuola elementare. Diciamo, come minimo, fuori luogo e fuori contesto. “Non siamo moralisti – spiega l’insegnante di italiano Elena Miglietta – Diciamo solo che sarebbe meglio che quella foto non stesse davanti ad una scuola. Si tratta solo di buon gusto”.

    Mentre una mamma dice: “Abbiamo segnalato il cartellone al vigile di servizio davanti alla scuola ma vogliamo essere sicuri che la pubblicità venga rimossa“. La patata bollente è dunque passata al Comune, il quale, però, si tira fuori dalla questione, che sarebbe, a suo dire, di competenza dell’Istituto dell’Autodisciplina pubblicitaria. Ma in campo scende anche la Commissione delle Pari Opportunità di Milano, presieduta da Patrizia Quartieri, che critica la pubblicità in quanto sessista. Insomma, un bella gatta da pelare. Volete sapere chi l’ha spuntata? Ma le mamme, almeno per il momento. Il manifesto della discordia è stato “oscurato“. Voi, cosa ne pensate? Avreste protestato proprio come i genitori milanesi?