Ru486: la prima paziente rifiuta il ricovero

La prima paziente che si è sottoposta all’interruzione di gravidanza con la pillola Ru486 all’ospedale di Bari ha rifiutato il ricovero. La donna bionda, religiosa e cattolica sognava una famiglia numerosa e nuovi fratellini per i suoi figli ma un malattia, il mioma, le ha impedito di portare avanti la terza gravidanza.

Pubblicato da Francesca Bottini Giovedì 8 aprile 2010

La prima paziente che si è sottoposta all’interruzione di gravidanza con la pillola Ru486 all’ospedale di Bari ha rifiutato il ricovero. La donna bionda, religiosa e cattolica sognava una famiglia numerosa e nuovi fratellini per i suoi figli ma un malattia, il mioma, le ha impedito di portare avanti la terza gravidanza. «Ricoverarmi? Non posso, non ho tempo. A casa ho i bambini che mi aspettano» ha detto al medico che l’ha seguita.

E il mioma ha cambiato il corso della sua vita: «Sono dovuta correre in ospedale. Mi hanno tolto quel brutto mioma. Mi sono stretta i bambini al collo. E sono andata avanti».

E il marito conferma: «È strana la vita. Decide lei. Io e Sara abbiamo passato un lungo periodo di astinenza. Era rischioso. Lei non poteva prendere anticoncezionali. E una gravidanza non era pensabile, per il suo stato».

Ma la vita è strana e poco tempo fa la donna ha scoperto di essere nuovamente incinta: una gravidanza che non avrebbe potuto portare a termine e un segreto che non ha avuto il coraggio di confessare nemmeno alla sua più cara amica: «Proprio ieri la mia amica di sempre ha vissuto il fallimento della sua inseminazione artificiale. È molto tempo che ci prova ad avere un figlio. Non ho avuto il coraggio di confidarle la mia ultima gravidanza. Non ho avuto cuore di dirle che venivo in ospedale per abortire. Non mi sembrava giusto».

E così la donna ha preso la pillola, senza alcun dolore nelle prime 48 ore: quello è arrivato quando si prende la seconda pillola, quella che espelle il feto.

E riferita ai seguaci di Don Benzi che avevano protestato per ore davanti al policlinico di Bari, dice: «Avrei voluto chiedere cosa ne sanno loro di quello che sto passando io. Di questo aborto che mi provocherà soltanto dolore. Con Carlo avremmo voluto una marea di figli. Ringraziamo il Signore che ci ha voluto donare i nostri due, belli e sani».

«Ho firmato e sono andata via. I miei bambini a casa mi aspettavano. Sono riuscita a sbrigarmi e trovarli che mia madre li aveva appena portati a casa, dopo la scuola» conclude.