Ru486, come funziona?

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    Ru486, come funziona?

    Tra meno un mese preciso sarà approvata in modo definitivo la Ru486, la pillola abortiva. Sono anni che si discute di questo farmaco, tra reali necessità e obiezioni di carattere etico. Noi siamo sicure di sapere cosa sia?

    La pillola abortiva Ru486 sarà definitivamente approvata e utilizzabile nel nostro paese al massimo entro il 19 novembre, quando sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale la delibera dell’Agenzia del Farmaco che approva la commercializzazione della pillola e che prevede il rispetto della legge 194, la legge sull’aborto.

    Non si compra in farmacia, ma il farmaco si può assume solo nelle strutture sanitarie individuate dalla legge ed entro la settima settimana di amenorrea, col vincolo del ricovero fino all’espulsione del feto, e l’attento monitoraggio di tutto l’iter abortivo.

    Ma come funziona? A differenza della pillola del giorno dopo che blocca o previene l’annidamento della gravidanza, questa è proprio una pillola che induce l’aborto, definito chimico perché non c’è un intervento chirurgico. In termini più tecnici: il farmaco blocca l’azione progestinica sui recettori inibendo lo sviluppo embrionale e causando il distacco e l’eliminazione della mucosa uterina, con un processo simile a ciò che accade durante le mestruazioni.

    La Ru486 si assume con un altro farmaco il prostaglandina (che induce le contrazioni) e le due somministrazioni sono efficaci tra il 92 e il 99 per cento dei casi, mentre l’Ru486 da solo ha un’efficacia pari a circa l’80 per cento.

    Ovviamente in tema di aborto si sono sviluppate numerose polemiche. Il Vaticano è contrario e aveva parlato anche di scomunica dei medici che avevano intenzione di prescrivere la pillola e di chi la commercializza.

    I precedenti: ci sono stati 29 morti a fronte dei 16 decessi attribuiti ufficiosamente alla pillola abortiva Ru486. Rimane l’ombra, dopo questa decisione. A testimoniarlo un documento che la casa produttrice del farmaco, l’Exegyn, ha consegnato al Ministero della Salute che a sua volta lo ha girato all’Aifa.