Pubertà femminile: l’esposizione al piombo può ritardarla

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    Pubertà femminile: l’esposizione al piombo può ritardarla

    Qual è l’età in cui normalmente una bambina entra nella pubertà? Attualmente tra i nove e i dodici anni, più o meno. Sono tantissimi i fattori che influiscono sullo sviluppo dei caratteri sessuali secondari nelle femminucce, e la maggiore preoccupazione dei genitori sembra essere la tendenza alla precocità che coglie le bimbe impreparate ai tanti scombussolamenti ormonali che le attendono. Dalle più recenti indagini statistiche, infatti, emerge che la pubertà viene anticipata sempre più a causa di cattive abitudini alimentari, per motivi di tipo ambientale, familiare o psicologico.

    Eppure, esiste anche il problema opposto: un’infanzia prolungata in cui lo sviluppo sessuale stenta a “carburare”. In questo caso, a determinare un tale rallentamento potrebbe essere un’eccessiva esposizione al piombo in età infantile. Si tratta di un metallo che può entrare in circolo nell’organismo attraverso cibi contaminati da residui nel terreno o, anche, semplicemente, attraverso l’aria respirata, in zone vicine a industrie metallurgiche o che lo siano state nel passato.

    Il piombo, infatti, è assai resistente alla corrosione. Una volta presente nel sangue, questa sostanza può arrivare in alcuni organi interni ed accumularvisi, come reni, fegato, cervello e… ovaie. Un recente studio americano, promosso dal National Institute of Child Health e pubblicato sulla rivista Enviromental Health Perspectives, ha svolto un’indagine accurata su 700 ragazzine di età compresa tra i 6 e gli 11 anni, tra il 1988 e il 1994, alle quali erano stati prelevati dei campioni di sangue.

    Ebbene, è risultato che le bambine con maggiori concentrazioni di piombo nel sangue (oltre 5 microgrammi per decilitro) presentavano contemporaneamente un livello basso di ormoni, incompatibile con l’inizio della fase puberale. Ben diverso il dosaggio ormonale delle coetanee che avevano valori di piombo inferiori a 1 microgrammo per decilitro di sangue.

    Altri studi prodotti dall’Efta (European Food Safety Authorithy) e dall’Università di Harvard confermano la pericolosità del piombo, che inciderebbe anche sull’iperattività e sull’aggressività dei bambini e sul declino delle capacità cognitive negli anziani. Insomma, una buona politica ambientale dovrebbe occuparsi di far in modo che i bambini possano vivere e crescere in ambienti sicuri e bonificati perfettamente da sostanze che potrebbero avere pesanti ricadute sulla loro salute e sul loro sviluppo futuro.