Procreazione assistita: influisce sul sesso del nascituro

Secondo una ricerca australiana, la tecnica della fecondazione in vitro, per permette il concepimento fuori dal corpo materno, influirebbe sulla determinazione del sesso del feto.

Pubblicato da Paola Perria Lunedì 4 ottobre 2010

Procreazione assistita: influisce sul sesso del nascituro

La notizia arriva dall’Australia, precisamente dal Nuovo Galles del Sud, ma ha risonanza mondiale. A quanto pare, infatti, la pratica della procreazione assistita attraverso la tecnica della fecondazione in vitro (Ivf), influenzerebbe la determinazione del sesso nel feto. Ovvero, la manipolazione dell’ovocita e degli spermatozoi dall'”esterno”, attraverso le diverse procedure che portano al concepimento fuori dal corpo della donna, non sarebbe neutra. Nello specifico, sono due le variabili sotto accusa: il periodo di tempo in cui l’ovulo già fecondato viene lasciato fuori dall’utero materno, e il tipo di procedimento usato per la fecondazione.

Per quanto riguarda la prima variabile, il fattore tempo, l’ovulo impiantato prima nel corpo femminile ha più possibilità di svilupparsi in un feto di sesso femminile, qualche giorno di ritardo, viceversa, avvantaggiano il sesso maschile. Le tecniche per il concepimento in vitro sono, essenzialmente, due: quella standard, in cui lo sperma e gli ovociti sono lasciati “liberi” di fondersi, che darebbe maggiori probabilità di originare un feto maschio, con una percentuale del 53%.

La seconda modalità è la iniezione intracitoplasmica, in cui gli spermatozoi vengono iniettati direttamente nell’ovulo, e questa favorirebbe il sesso femminile riducendo del 50% la probabilità di concepire un maschietto. Per riassumere e raccappezzarsi tra cifre e percentuali: utilizzando la prima tecnica, si ha una probabilità di concepire un figlio maschio del 56,1%, scegliendo la seconda, tale probabilità si riduce al 48,7%.

I risultati di questa imponente ricerca, che ha analizzato i dati relativi a 13.368 nuove nascite da procreazione assistita avvenute in Australia e Nuova Zelanda tra il 2002 e il 2006, pubblicati sulla rivista International Journal of Obstetrics and Gyinecology, sono importanti perchè ci delineano un quadro dell’equilibrio demografico mondiale destinato a modificarsi in base alla diffusione delle tecniche di procreazione assistita.

I ricercatori dell’Università del Nuovo Galles del Sud, guidati dal prof Jishan Dean, ritengono che in futuro, sarà indispensabile tener conto dell’influenza della fecondazione in vitro – destinata ad incidere sempre di più sull’aumento demografico – che potrebbe scombinare gli equilibri della distribuzione dei sessi nei diversi continenti. Non si tratta certo di un allarme, ma sono risultati che vanno certamente presi attentamente in considerazione.