Pianto bambino, il linguaggio del neonato

il bimbo piange e le mamme si agitano. l'errore più comune è quello di attribuire al pianto del lattante lo stesso significato di quello del bambino più grandicello.

Pubblicato da Valentina Morosini Martedì 11 agosto 2009

Tutte le neo mamme cercano di interpretare il pianto del loro bambino e la cosa che più le preoccupa è quella di non riuscire a capire subito i segnali di un disturbo grave. In realtà, l’errore più comune è quello di attribuire al pianto del lattante lo stesso significato di quello del bambino più grandicello.
Si crede sempre che sia espressione di dolore o di forte emozione, magari invece è solo il loro modo di attirare l’attenzione, farsi coccolare, stare in compagnia. Normalmente la durata complessiva giornaliera del pianto è di 1 ora e ¾ nelle prime 2 settimane di vita, di 2 ore e ¼ dalla seconda alla quarta settimana di vita, di 2 ore – 2 ore e ¾ durante il secondo mese e di 1 – 2 ore dal secondo al terzo mese di vita.

Ci vuole un pochino per decifrare il messaggio del proprio bimbo, le mamme nel giro di pochi giorni sviluppano una comprensione naturale. Come regola generale è bene, soddisfare l’esigenza espressa con il pianto in modo da far acquisire al neonato fiducia in se stesso. Insomma fargli capire che sanno comunicare.

Nel caso non si riesca a comprendere il motivo del pianto è bene prenderlo in braccio e tentare di consolarlo senza timore di viziarlo. Nei primi mesi di vita le cause di pianto del neonato sono in genere la fame e il desiderio di entrare in contatto con l’ambiente che lo circonda. Passati i due mesi di vita è sempre più difficile che il neonato pianga per fame, mentre è più probabile che il pianto sia espressione del timore di staccarsi dalla mamma e di paura verso gli estranei.