Parto: gestire il rischio si può

Partorire: i fatti deplorevoli raccontati dalla cronaca mettono in ansia. Il parto è veramente così rischioso? E cosa fare? La parola agli esperti in un convegno.

Pubblicato da Cinzia Iannaccio Lunedì 27 settembre 2010

Parto: gestire il rischio si può

“Ospedali e territorio dedicati alla donna”:è il tema del 18° Congresso Nazionale dell’AGUI (Associazione Ginecologi Universitari Ospedalieri) che ha iniziato i lavori questa mattina. In evidenza ovviamente (oltre tanti altri argomenti) la gestione del rischio in sala parto:”Occorre fermare il panico che si è creato nelle donne in gravidanza: i recenti fatti drammatici non hanno fatto altro che aumentare lo stato d’ansia già di per se stesso naturalmente alto. La ginecologia Italiana è sana: in Italia c’è la più bassa mortalità materno-infantile di tutto il mondo.

La cronaca ha raccontato eventi deplorevoli, ma isolati, che comunque devono far riflettere. Riorganizzare i punti nascita è auspicabile, anzi necessario, togliendo i piccoli e creando centri di eccellenza in grado di gestire le emergenze”.

E’ con queste parole che il Prof. Massimo Moscarini, presidente dell’AGUI già nei giorni scorsi, dalle pagine del sito dell’associazione annunciava i contenuti del Congresso, che effettivamente ha aperto i battenti con una tavola rotonda dedicata all’uso e all’abuso dei cesarei, ma anche alla gestione del rischio del parto.

“Non siamo preparati dal punto di vista strutturale alla gestione delle emergenze” ci ha spiegato il Prof. Giovan Battista Serra, Past President della Federazione Italiana di Ginecologia ed Ostetricia, autore di pubblicazioni scientifiche al riguardo.

“Bisogna distinguere. Se una donna ha il diabete o soffre di ipertensione è prevedibile un’urgenza, che si risolve con un cesareo, programmato o meno. Ma un’emorragia durante o post- parto, o il cambio improvviso della posizione del bambino sono emergenze. Il sistema sanitario italiano attualmente non è in grado di risolvere queste, perché mancano determinati mezzi.

Un esempio? A Roma non c’è un adeguato numero di terapie intensive neonatali. Figuriamoci nelle piccole strutture fuori città. Effettuare un trasferimento può far perdere tempo prezioso per la vita del bambino. Molti ospedali non hanno emoteche interne ed in caso di emorragie della neo-mamma, tutto si complica. Le sale parto a volte sono separate e lontane dai blocchi operatori dove effettuare un cesareo: trasportare in emergenza una donna può far perdere tempo prezioso”.

Per tutti questi motivi è auspicabile una riorganizzazione dei punti nascita. E dunque i tagli cesarei che si effettuano, servono a volte anche a sopperire a queste carenze. E’ in questo senso che si parla di tutela da parte dei ginecologi: non riguarda la loro professionalità, ma la consapevolezza di alcune carenze strutturali, che comunque cadrebbero sotto la loro responsabilità.

Personalmente ho sempre combattuto contro l’abuso dei cesarei e continuerò a farlo, laddove sarà necessario, ma devo dire che queste argomentazioni sono più che convincenti. In più il Prof. Serra ha sottolineato come in Europa al maggior numero di cesarei italiano corrisponda anche la mortalità più bassa e viceversa!

Care mamme dunque non posso che consigliarvi di badare anche a tutte queste cose quando vi appresterete a scegliere l’ospedale dove partorire. Ovvero almeno alla presenza della terapia intensiva neonatale.