Obesità infantile, per combatterla si devono educare i genitori

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    Obesità infantile, per combatterla si devono educare i genitori

    Per combattere l’obesità infantile occorre partire dai genitori. E’ l’esempio degli adulti, infatti, che influenza in modo determinante le abitudini alimentari dei bambini, e se mamma e papà mangiano troppo, o in modo disordinato, anche i loro figli faranno altrettanto. Ecco che, quindi, l’educazione alimentare deve partire proprio dai genitori, piuttosto che concentrarsi esclusivamente sui minori. E’ il risultato di una ricerca americana (l’ennesima, in effetti), promossa dall’Università della California e i cui interessanti risultati sono stati pubblicati sulla rivista Obesity.

    Per giungere alle conclusioni che abbiamo anticipato, gli studiosi hanno monitorato 80 famiglie con figli sovrappeso o obesi in età compresa tra gli 8 e i 12 anni. Nel corso di 5 mesi, le famiglie campione sono state sottoposte ad un regime dietetico salutare, comprensivo di lezioni di educazione alimentare, esercizio fisico e terapia comportamentale. Il tutto, coinvolgendo essenzialmente gli adulti, nel senso che il programma stilato dai ricercatori era diretti ai genitori, con o senza la presenza della prole.

    Lo scopo era proprio quello di vedere se risultati di perdita di peso e miglioramento generale delle condizioni di salute fossero raggiungibili sia per gli adulti che per i minori, anche solo mettendo in gioco mamma e papà. L’esito è stato confortante, a riprova del fatto che insegnando ai genitori l’importanza di una alimentazione corretta e dell’attività fisica, soprattutto in relazione all’educazione dei figli, si ottenga proprio il risultato di combattere il grave problema dell’obesità infantile.

    Tuttavia, un’obiezione assai pertinente giunge da Giuseppe Chiumello – Direttore del Centro di Endocrinologia dell’Infanzia del San Raffaele di Milano – a proposito dell’influenza che ai teenagers giunge da ambienti extra familiari. “I risultati della ricerca sono senza dubbio meritevoli di attenzione – commenta Chiumello – ma dalla nostra esperienza possiamo dire che soprattutto in età adolescenziale e pre-adolescenziale, come nel caso dello studio statunitense, il coinvolgimento dei diretti interessati è davvero importante. Per i ragazzi di quell’età spesso il contatto con i genitori è solo marginale rispetto al tempo che trascorrono quotidianamente fuori dalle mura di casa”.