Neonati, un test contro l’immunodeficienza combinata grave

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    Neonati, un test contro l’immunodeficienza combinata grave

    I neonati hanno bisogno di un test, subito dopo la nascita, che accerti che non abbiano un’immunodeficienza combinata grave, malattia che costringe i bimbi a vivere ‘in una bolla’ per gran parte della loro vita. A volte per migliorare la salute o salvare la vita di una persona, basta una semplice analisi. È davvero molto importante che i neonati, fin da subito, abbiano a disposizione dei test fondamentali, come questo. A lanciare l’appello è uno studio elaborato dagli esperti del Newcastle General Hospital, i quali sostengono che questa malattia se presa in tempo si possa risolvere con un trapianto di midollo.

    Se il trattamento per la patologia viene effettuato subito ha molte più probabilità di successo. Ecco perché è così importante accertare subito l’esistenza del deficit. La sindrome colpisce un bimbo ogni 25mila nati. Purtroppo, in molti casi, ci si accorge della malattia solo quando comincia a manifestarsi e il bambino è praticamente privo di sistema immunitario.

    Cosa ne consegue? A quel punto il trattamento risultata quasi inutile. Per giungere a questa tesi, i ricercatori hanno analizzato casi recenti in cui i bimbi sono stati trattati solo quando hanno sviluppato i sintomi mentre i loro fratelli più piccoli sono stati testati e curati alla nascita.

    I risultati sono davvero importanti e forse le strutture sanitarie dovrebbero rifletterci: più del 33 per cento dei bambini con una diagnosi tardiva muore prima di ricevere il trapianto, mentre il 40 per cento non sopravvive al trattamento. Al contrario solo l’1,8 per cento dei neonati diagnosticati in tempo non riesce a ricevere il trapianto, e solo l’8,5 per cento muore dopo averlo ricevuto. Direi che la forbice è davvero molto divaricata.