Neonati, l’ipotermia terapeutica può limitare i danni del parto

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    Neonati, l’ipotermia terapeutica può limitare i danni del parto

    Il vostro neonato ha avuto un parto difficile? L’ipotermia terapeutica può essere d’aiuto. Non è la prima volta che parliamo di baby cooling, ma sta diventando un’importante realtà in Italia. Il primo ospedale del Paese nel Centro Sud a essersene dotato è il Bambini Gesù di Roma, mentre al Nord è un po’ più diffusa. L’ipotermia terapeutica è l’unico trattamento in grado di prevenire o limitare il danno cerebrale nei neonati a termine che vanno incontro a quella che viene definita encefalopatia ipossico ischemica.

    Ma quando si può verificare? Ovviamente in caso di complicazioni durante il parto o la gravidanza, come il distacco di placenta o il cordone ombelicale attorcigliato intorno al collo del nascituro: la carenza di ossigeno o di afflusso di sangue al cervello provoca una sofferenza cerebrale.

    La terapia consiste nell’appoggiare il bambino su un materassino refrigerante, collegato con una macchina che mantiene la temperatura interna del neonato a 33,5 gradi. A spiegare il funzionamento è Maria Roberta Cilio, neurologa dell’ospedale romano che dice: “Durante il raffreddamento controllato il neonato è sedato per evitargli i disagi conseguenti alla riduzione della sua temperatura interna. Dura 72 ore, durante le quali i parametri vitali del neonato sono tenuti sotto stretta sorveglianza e viene eseguito un monitoraggio continuo della sua attività cerebrale”.

    Ovviamente perché questo trattamento funzioni, deve iniziare non oltre le sei ore dopo il parto. Speriamo che anche in Italia presto diventi routine, proprio come già accade negli Stati Uniti e in alcuni Paesi del Nord Europa.