Malattie bambini: mortalità troppo alta secondo il rapporto Unicef

E’ stato pubblicato in questo 2010 il rapporto annuale dell’Unicef che rivela come, nonostante gli sforzi il tasso di mortalità e malattie dei bambini, soprattutto in Africa, sia ancora troppo alto e preoccupante.

Pubblicato da Francesca Bottini Giovedì 9 settembre 2010

Malattie bambini: mortalità troppo alta secondo il rapporto Unicef

Arriva anche in questo 2010 il rapporto annuale Unicef che indaga sullo stato dell’infanzia nel mondo: riporta un miglioramento della scolarizzazione ma rivela anche che la mortalità infantile è ancora troppo alta. Bambini che ancora prima di venire al mondo hanno già un destino segnato, fatto di malattie e sofferenze: sono milioni infatti i piccoli che devo subire oltre alle malattie, la povertà anche discriminazioni di ogni genere. I bambini orfani sono vittime della piaga che più fa paura: l’Hiv, che porta molti a non superare neanche il primo mese di vita.

Pensate che un bambino nato nell’Africa sub-sahariana ha dieci probabilità in meno di arrivare a 30 anni di un suo coetaneo dei Paesi ricchi.

L’Unicef ha così pubblicato il suo rapporto annuale e sottolineando come gli Obiettivi del Millennio (Osm), previsti per il 2015 si stiano irrimediabilmente allontanando. Si tratta di azioni volte a migliorare la condizione dell’infanzia, della prevenzione delle malattie, della mortalità, dell’istruzione.

Qualche nota positiva c’è: l’Unicef ha rilevato una «riduzione delle disparità» che però avviene troppo lentamente e di certo i risultati sperati non potranno essere attesi per il 2015.

Nell’anno 2008 la metà degli 8,8 milioni di decessi di bambini sotto i 5 anni è collocata in Africa; nel mondo ci sono 100 milioni di bambini che non vanno a scuola ma i tre quarti vivono in Africa e nel Sud dell’Asia.

14 milioni sono i bimbi africani orfani per colpa dell’Hiv.

Ci sono però anche dei miglioramenti: come la prevenzione della malaria, l’accesso a servizi come acqua potabile e il livello di istruzione. Anthony Lake, direttore generale dell’Unicef, precisa che però gli sforzi devono essere ancora maggiori e soprattutto più mirati rispetto alla zona di intervento.