Le più belle poesie sui bambini appena nati

Per accogliere un bebè, non c'è nulla di più emozionante che dedicargli una poesia! Per i bambini appena nati ne esistono alcune davvero toccanti, che sapranno scaldare il cuore di mamma e papà e che anche il piccolo, quando sarà grande, potrà leggere e apprezzare. Scopriamo le più belle poesie sulla nascita

Pubblicato da Camilla Buffoli Venerdì 23 gennaio 2015

Le più belle poesie sui bambini appena nati

Le più belle poesie sui bambini appena nati. Ecco alcuni dei versi più celebri perfetti per festeggiare la nascita di un bambino, per accompagnare questo lieto evento con parole uniche, con suoni dolci ed emozioni lievi che solo la poesia dei grandi maestri sanno regalare. Da “Maternità” di Tagore a “Se” di Rudyard Kipling, tra gioco e incanto, sentimenti e commozione: scopriamo le più belle poesie per celebrare la nascita di un bebè, da dedicare ai neo genitori.

Le poesie per la nascita di un bambino sono pensieri tradotti in parole che possono davvero colpire nel cuore i neo genitori: se vi sentite romantici, perché non scegliere tra una di queste per il neonato appena venuto al mondo? Sono dolcissime poesie che rimarranno certamente nel cuore di mamma e papà.
E se vi sentite ispirati, perché non spulciare l’elenco completo delle più belle frasi per la nascita? Nel nostro approfondimento abbiamo raccolto tutte le più toccanti ed emozionanti.

“Maternità” di Tagore

Da dove sono venuto? Dove mi hai trovato? / Domandò il bambino a sua madre.
Ed ella pianse e rise allo stesso tempo e stringendolo al petto gli rispose:
tu eri nascosto nel mio cuore bambino mio, / tu eri il Suo desiderio.
Tu eri nelle bambole della mia infanzia, / in tutte le mie speranze,
in tutti i miei amori, nella mia vita, / nella vita di mia madre, tu hai vissuto.
Lo Spirito immortale che presiede nella nostra casa / ti ha cullato nel Suo seno in ogni tempo,
e mentre contemplo il tuo viso, l’onda del mistero mi sommerge / perché tu che appartieni a tutti, / tu mi sei stato donato.
E per paura che tu fugga via / ti tengo stretto nel mio cuore.
Quale magia ha dunque affidato il tesoro / del mondo nelle mie esili braccia?

“Sui figli” di Kahlil Gibran

I tuoi figli non sono figli tuoi, / sono i figli e le figlie della vita stessa.
Tu li metti al mondo, / ma non li crei.
Sono vicino a te, / ma non sono cosa tua.
Puoi dar loro tutto il tuo amore, / ma non le tue idee.
Tu puoi dare dimora al loro corpo, / ma non alla loro anima,
perché la loro anima abita / nella casa dell’avvenire
dove a te non è dato entrare / neppure con il sogno.
Puoi cercare di somigliare a loro, / ma non volere che essi assomiglino a te,
perché la loro vita non ritorna / indietro e non si ferma a ieri.
Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.

“Mi ha fatto la mia mamma” di Gianni Rodari

Persone male informate / O più bugiarde del diavolo
Dicono che tu sei nato / Sotto a una foglia di cavolo!
Altri maligni invece / Sostengono senza vergogna
Che sei venuto al mondo / A bordo di una cicogna!
Se mamma ti ha comperato / Come taluni pretendono
Dimmi: dov’è il negozio / Dove i bambini si vendono?
Tali notizie sono / Prive di fondamento:
Ti ha fatto la tua mamma / E devi essere contento!

“Se” di Rudyard Kipling

Se riesci a conservare il controllo quando tutti / Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti / Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare, / O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio, / E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;
Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone; / Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina / E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto / Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante, / E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;
Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite / E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio / E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi / A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro / Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”.
Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù, / E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro, / Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile / Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa, / E – quel che è di più – sei un Uomo, figlio mio!

“A mio figlio” di Alda Merini

Ti ho generato col solo pensiero figlio / e non sei mai sceso nel mio corpo come una buona rugiada.
Però sei diventato un’ape laboriosa, hai fecondato tutto il mio corpo / e a mia volta son diventato tuo figlio, figlio del tuo pensiero.
Forse, quando morirò, partorirò tutta la dolcezza che mi hai messo nel primo sguardo / perché figlio, ti ho guardato a lungo, ma non ti ho mai conosciuto.
Figlio figlio mio sognato, figlio ti ho solo pensato / non sei mai sceso nel corpo come una buona rugiada / ti ho guardato a lungo, ma non ti ho conosciuto mai.