L’aborto spontaneo aumenta il rischio di depressione

Avere problemi di depressione, anche anni dopo e dopo la nascita di un figlio sano, è abbastanza comune e andrebbe presa in considerazione una terapia

Pubblicato da Valentina Morosini Lunedì 7 marzo 2011

L’aborto spontaneo aumenta il rischio di depressione

L’aborto segna sempre un momento doloroso e difficile. Non c’è donna che riesca a superare l’aborto senza avere qualche disturbo psicologico, anche se l’interruzione è avvenuta volontariamente o si hanno altri figli, magari nati successivamente e sani. La teoria è firmata dagli esperti dall’University of Rochester Medical Center researchers. La nascita di un bambino, infatti, non risolve i problemi di salute mentale che molte donne hanno in seguito a un aborto spontaneo o a un bambino nato morto. I dati però sono incoraggianti perché quasi l’80% delle donne vittime di aborto riesce comunque a portare a termine una gravidanza successiva.

Robertson Blackmore, coordinatore dello studio, ha dichiarato: “Questa scoperta è molto importante perché, nel valutare se una donna è a rischio di depressione prenatale o postnatale, la perdita della precedente gravidanza di solito non viene presa in considerazione allo stesso modo di altri fattori di rischio quali una storia familiare di depressione, eventi di vita stressanti o mancanza di sostegno sociale”.

Gli esperti sostengono che proporre durante la gravidanza una terapia di supporto psicologico a quelle donne che hanno già perso un bambino può portare un miglioramento della salute sia per loro che per il nascituro. I ricercatori hanno preso in esame oltre 13mila donne in gravidanza che facevano parte dell’Avon Longitudinal Study, uno studio a lungo termine che coinvolge genitori e figli.

Di queste signore, il13 percento di quelle vittime di aborto accusava ancora sintomi di depressione due anni e mezzo dopo la presunta nascita.