Infertilità: creato in laboratorio il primo ovaio artificiale

Un team di ricercatori americani ha messo a punto un ovaio artificiale in grado di permettere la maturazione di un ovocita prelevato da una donna colpita da infertilità temporanea.

Pubblicato da Paola Perria Martedì 21 settembre 2010

Infertilità: creato in laboratorio il primo ovaio artificiale

Buone notizie per tutte le giovani donne che soffrono di infertilità temporanea o hanno difficoltà a concepire: alcuni ricercatori USA sono riusciti a riprodurre in laboratorio un ovaio interamente artificiale, in grado di permettere il completo sviluppo, nel giro di pochi giorni, di un ovocita immaturo prelevato da una volontaria. Si tratta di una scoperta di grandissimo rilievo scientifico, le cui potenzialità sono tutte da approfondire. Vediamo nello specifico in cosa consiste l’esperimento. L’ovaio artificiale è stato realizzato creando una struttura tridimensionale, a “nido d’ape”, sulla quale sono state impiantate delle cellule ovariche prelevate da alcune donatrici.

Infatti le ovaie femminili sono costituite proprio da cellule triple. In un secondo momento, in questo ovaio “bionico”, è stato inserito un ovocita immaturo, il quale non solo si è annidato perfettamente nell’organo artificiale, ma ha compiuto la sua maturazione nel giro di pochissimo tempo. La straordinarietà dell’impresa sta nel fatto che mai, prima d’ora, si era riusciti a ricreare in laboratorio dei tessuti tridimensionali così vitali.

Gli sviluppi pratici della ricerca americana permetteranno di comprendere cause, natura e origine delle varie forme di infertilità femminile e, soprattutto, forniranno una speranza a tutte quelle donne colpite da tumore – e quindi da infertilità temporanea causata anche da cure chemioterapiche o interventi chirurgici di tipo invasivo – alle quali sarà così possibile prelevare gli ovuli immaturi e portarli a sviluppo nell’ovaio artificiale.

Ad occuparsi di questo importante studio è stata la dott.ssa Sandra Carson, docente di Ginecologia e Ostetricia presso la Brown University, la quale ha guidato un team costituito da ricercatori e medici della stessa Università e del Woman & Infants Hospital di Rhode Island. I risultati dell’esperimento messo a punto dalla squadra della dott.ssa Carson sono stati pubblicati nella rivista “Journal of Assisted Reproduction and Genetics”.