Il difficile mestiere di genitore

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    Ho appena letto con molto interesse l’intervista sul quotidiano Il Giornale alla psicologa inglese, Carol Topolski che ha lavorato come assistente sociale e insegnante.

    Carol Topolski, esordisce sottolineando una verità, molto spesso ammessa, tante volte negata: «Essere genitori è un compito sempre più complicato. E noi non sempre siamo capaci. Educare i figli si complica sempre di più perché a un certo punto abbiamo perso le coordinate fondamentali, le griglie che sostenevano e ci indirizzavano prima».

    Rapporti difficili e sentimenti inconfessabili sono racchiusi nel suo ultimo libro(L’amore è un mostro, Bompiani): è la storia di una famiglia modello, mamma e papà curatissimi e vincenti nella vita con una bambina di due anni che viene lasciata morire in una gabbia che il padre le ha costruito nella sua cameretta tutta rosa e piena di bambole. La perfezione dietro cui si nasconde la pazzia.

    Un’estremizzazione per sottolineare il ruolo difficile di madre, i sentimenti contrastanti per i propri figli e tante paure e depressioni di donne che non riescono a confessarle.

    I genitori non sanno più portare avanti il loro ruolo, come lei stessa sottolinea: «Ogni generazione ha avuto problemi con i genitori. Oggi noi educhiamo i nostri figli con molta più elasticità, con maggiore libertà creando un concetto di autorità molto più fragile, che si può sfidare, distruggere. Complici anche l’anarchia che ha creato internet, l’accessibilità alle cose, il benessere. Io ho due figlie, e mi rendo conto che educare nel ventunesimo secolo non è per niente facile. E non solo: all’epoca dei miei genitori la società non aveva prodotto tante necessità per i teenager».

    Ma soprattutto sono le madri a soffocare dietro il pesante ruolo di mamma, moglie, lavoratrice che viene imposto dalla società: «La mia è stata la generazione che ha negato le differenze tra i sessi. Non bisogna confondere: i padri non possono improvvisarsi mamme, e sono le donne che con dei figli piccoli devono restare a casa. È inutile tergiversare, il lavoro full time deve essere una prerogative delle donne senza prole o con figli grandi».