Gravidanza: in aumento ricorso a omeopatia e medicina alternativa

Sempre più donne, in gravidanza, si affidano a omeopatia e medicina alternativa. Peccato che, in generale, medici e ginecologi siano poco informati sulle cure non tradizionali.

Pubblicato da Paola Perria Lunedì 7 marzo 2011

Gravidanza: in aumento ricorso a omeopatia e medicina alternativa

Sono sempre di più le donne che, durante la gravidanza, per contrastare i disturbi più fastidiosi che caratterizzano la dolce attesa, si affidano all’omeopatia e alla medicina cosiddetta alternativa. Il motivo è abbastanza logico: per preservare il buon andamento della gestazione e non introdurre nell’organismo sostanze chimiche potenzialmente nocive per la salute del feto, la donna incinta preferisce far ricorso a rimedi naturali, i cui effetti collaterali e la cui tossicità sono, o dovrebbero essere, molto inferiori rispetto ai farmaci tradizionali.

Alcuni di questi, tra cui normali analgesici, in gravidanza sono vivamente sconsigliati, proprio perché basati su principi attivi che potrebbero trasmettersi al feto in crescita e causargli malformazioni. E allora, le donne che si ritrovino a combattere con malesseri tipici della dolce attesa, come nausea, problemi digestivi, spossatezza, crampi muscolari o mal di testa, preferiscono scegliere prodotti e terapie diverse, dai fiori di Bach alle medicine omeopatiche all’agopuntura.

Il problema, però, è che si tratta di branche della medicina davvero poco conosciute non solo da chi ne vorrebbe usufruire, ma anche dagli “addetti ai lavori”. A darne dettagliata testimonianza è una ricerca americana, pubblicata sul Journal of Advanced Nursing, che ha valutato 19 studi prodotti tra il 1999 e il 2009, appunto sulla conoscenza e il grado di approfondimento della classe medica (3 mila tra ginecologi e ostetrici) circa le opzioni “alternative” alle terapie tradizionali. E’ emersa una sostanziale scarsità di informazioni e una mancanza di interazione tra le diverse scuole di medicina. La situazione non è diversa in Italia, anzi:

“Da anni promuoviamo centinaia di giornate di formazione ogni anno, rivolte a medici e specialisti – spiega Leonello Milani, Vicepresidente Aiot e Vicepresidente dell’Accademia internazionale di medicina fisiologica di regolazione – rivendicando anche la necessità di includere la medicina complementare negli obiettivi formativi di diversi percorsi di studi come farmacia, veterinaria, medicina generale, odontoiatria ecc. ecc., e questo nuovo studio non fa altro che confermare che le nostre rivendicazioni sono corrette, soprattutto se vogliamo tutelare la salute delle mamme e dei nascituri”.

E’ importante, infatti, che le gestanti siano messe nella condizione di conoscere tutte le opzioni e le terapie alternative possibili, ma perché questo avvenga, è indispensabile che siano gli stessi medici che le hanno in cura a fornire tutte le indicazioni. Ecco perché una più capillare informazione e una maggiore collaborazione tra operatori delle varie branche sarebbe auspicabile, nell’interesse della salute e del benessere delle future mamme e dei bebè che aspettano.