Gravidanza a rischio: dannoso trascorrerla a letto

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    Gravidanza a rischio: dannoso trascorrerla a letto

    Quando viene diagnosticata una gravidanza a rischio, spesso la donna in attesa finisce per trascorrerla quasi interamente a letto, al fine di ridurre al minimo i pericoli per la salute propria e del feto. In realtà, secondo i risultati di una ricerca statunitense, un comportamento del genere sarebbe assai più dannoso che non il condurre una vita quanto più normale possibile, seppur al riparo da stress psico-fisici. Stare a riposo, infatti, è una buona cosa, quando la gravidanza evidenzia qualche disturbo di troppo e la possibilità che si verifichi un aborto spontaneo o un parto prematuro, ma a riposo, non deve automaticamente significare “a letto” tutto il tempo.

    Al contrario di quanto sempre pensato, infatti, la posizione supina o comunque semi-sdraiata comporterebbe una serie di effetti collateali per la donna quali: indebolimento delle ossa, atrofizzazione muscolare, depressione pre e post parto, stanchezza, stress, perdita di peso sia nella gestante che nel feto, rischio di trombosi, mal di schiena, problemi digestivi, cambiamento dell’umore, disturbi del sonno.

    Un quadro clinico generale devastante, con un evidente peggioramento delle condizioni di salute della futura mamma, che si ripercuote ulteriormente sul benessere del feto e sul buon andamento della gravidanza. A definire in questi termini i danni che un riposo totale, forzato e prolungato può produrre sulla donna e sul bimbo che aspetta (anche e soprattutto quando già la gravidanza è problematica) è uno studio durato ben 20 anni e coordinato da Judith Maloni della Bolton School of Nursing, in Ohio, e pubblicato sulla rivista Biological Research for Nursing.

    La ricercatrice non esclude che il riposo assoluto a letto sia positivo in caso di rischi seri per la salute di mamma e feto durante la gestazione, ma commenta: “Se in futuro si dovessero trovare prove che ne dimostrino in modo convincente l’efficacia, medici e operatori sanitari dovrebbero stare più attenti alla prevenzione e al trattamento di questi effetti collaterali per madre e figlio“.