Figlio prediletto? In realtà è una sfortuna

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    Figlio prediletto? In realtà è una sfortuna

    Avete sempre invidiato vostro fratello per essere il figlio prediletto dai genitori? Beh, pare che questa condizione non sia così positiva come può sembrare: lo conferma la psicologa e psicoterapeuta Anna Zanardi, direttore scientifico della testata Psychologies Italia di Hachette, che ha appena pubblicato il libro “Cocchi di mamma, cocche di papà. Riconoscere il proprio ruolo e vivere in armonia” (ed. Tecniche Nuove S.p.A.). I figli più amati, i prediletti dai genitori in realtà, nella vita, andrebbero incontro a molti più problemi dei fratelli.

    Essere il cocco di mamma o la cocca di papà è sempre stata ritenuta una fortuna. E invece non lo è. Quella del figlio prediletto è una sindrome che condiziona lo sviluppo della personalità e da adulto comporta problemi di coppia o sul lavoro” sostiene Anna Zanardi.

    Ma quello dei figli prediletti è un fenomeno che si riscontra da sempre, come dice la psicologa: “In realtà c’è sempre stato, ma oggi si sta evidenziando in maniera sicuramente più massiccia, perché le famiglie sono meno numerose e i rapporti coi figli diventano più intensi, con conseguenze sempre più evidenti a livello sociale. Essere il figlio prediletto significa sentirsi speciale, ma anche essere continuamente chiamato a dare delle prestazioni di alto livello.”

    Tanti quindi i problemi per i figli cresciuti sempre sotto i riflettori, forse piegati dalle troppe aspettative dei genitori. I bambini, una volta cresciti tendono così a voler fuggire dalle situazioni o cambiare vita. Cominciare a ragionare da adulti senza le lusinghe di mamma e papà può far sentire questi individui inutili e incapaci. Al contrario invece c’è chi, per il grande appoggio sempre ricevuto in ogni scelta dai genitori, diventa arrogante e non riesce a relazionarsi con il mondo esterno.

    E per uscire da questo problema? “Bisogna innanzitutto diventarne consapevoli. Quando ci si rende conto della fatica che si fa per essere sempre i primi, si cambia la prospettiva. ci si rilassa, si vive più serenamente. Nella seconda parte del mio libro indico proprio delle storie, dei racconti e degli esercizi per aiutare a riflettere”.