Figlio prediletto? In realtà è una sfortuna

Essere i preferiti di mamma e papà porta i bambini a molti problemi in età adulta come dice Anna Zanardi, direttore scientifico della testata Psychologies Italia di Hachette, che ha appena pubblicato un libro.

Pubblicato da Francesca Bottini Sabato 27 novembre 2010

Figlio prediletto? In realtà è una sfortuna

Avete sempre invidiato vostro fratello per essere il figlio prediletto dai genitori? Beh, pare che questa condizione non sia così positiva come può sembrare: lo conferma la psicologa e psicoterapeuta Anna Zanardi, direttore scientifico della testata Psychologies Italia di Hachette, che ha appena pubblicato il libro “Cocchi di mamma, cocche di papà. Riconoscere il proprio ruolo e vivere in armonia” (ed. Tecniche Nuove S.p.A.). I figli più amati, i prediletti dai genitori in realtà, nella vita, andrebbero incontro a molti più problemi dei fratelli.

Essere il cocco di mamma o la cocca di papà è sempre stata ritenuta una fortuna. E invece non lo è. Quella del figlio prediletto è una sindrome che condiziona lo sviluppo della personalità e da adulto comporta problemi di coppia o sul lavoro” sostiene Anna Zanardi.

Ma quello dei figli prediletti è un fenomeno che si riscontra da sempre, come dice la psicologa: “In realtà c’è sempre stato, ma oggi si sta evidenziando in maniera sicuramente più massiccia, perché le famiglie sono meno numerose e i rapporti coi figli diventano più intensi, con conseguenze sempre più evidenti a livello sociale. Essere il figlio prediletto significa sentirsi speciale, ma anche essere continuamente chiamato a dare delle prestazioni di alto livello.”

Tanti quindi i problemi per i figli cresciuti sempre sotto i riflettori, forse piegati dalle troppe aspettative dei genitori. I bambini, una volta cresciti tendono così a voler fuggire dalle situazioni o cambiare vita. Cominciare a ragionare da adulti senza le lusinghe di mamma e papà può far sentire questi individui inutili e incapaci. Al contrario invece c’è chi, per il grande appoggio sempre ricevuto in ogni scelta dai genitori, diventa arrogante e non riesce a relazionarsi con il mondo esterno.

E per uscire da questo problema? “Bisogna innanzitutto diventarne consapevoli. Quando ci si rende conto della fatica che si fa per essere sempre i primi, si cambia la prospettiva. ci si rilassa, si vive più serenamente. Nella seconda parte del mio libro indico proprio delle storie, dei racconti e degli esercizi per aiutare a riflettere”.