Fiabe classiche: Il brutto Anatroccolo

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    Chi non si è mai sentito, almeno una volta nella vita, un “brutto anatroccolo” alzi la mano. Di tutte le fiabe d’autore classiche, quelle conosciute a amate da tutti, probabilmente questa di Hans Christian Andersen, è la più intimista e delicata. Parla direttamente al cuore di ogni bambino, leggendone le paure più segrete: la solitudine, l’abbandono, l’esclusione, l’incomprensione. La storia, come ben ricorderete, narra le vicissitudini di un piccolo anatroccolo nato da un uovo molto più strano e grosso rispetto a quelli delle altre anatre e finito in una fattoria per puro caso.

    Viene covato e cresciuto insieme agli altri pulcini ma… è talmente diverso da tutti che ben presto, guardato con sospetto, irriso, rifiutato dalla comunità, è costretto a fuggire e a vagolare, tutto solo, per le campagne. Il suo dolore per essere stato scacciato non viene lenito dagli incontri con altri animali in cui si imbatte lungo la via, rischia, anzi, persino di morire, imprigionato in un lago ghiacciato durante il gelido inverno e “liberato” casualmente da un contadino. Ma è un altro il destino di questa dolce creatura, molto più radioso di quanto egli stesso riesca ad immaginare nel buio periodo dell’”esilio”.

    Specchiandosi in una pozza d’acqua, si accorge che, nel tempo, il suo aspetto sgraziato – fonte i tutti i suoi guai – è mutato, ed egli è diventato uno splendido cigno. Incontrato uno stormo di suoi simili, può finalmente unirsi a loro e levarsi in un volo liberatorio colmo di speranze verso un orizzonte più sereno. Non c’è finale più luminoso, per una fiaba che tocca molte tematiche importanti ed estremamente attuali. Come non ravvedere, tra le pieghe del racconto, un possibile riferimento al tema del “diverso”, così drammaticamente presente, ormai, nelle vicende di cronaca che anche i bambini sentono spesso attorno a loro.

    Lo straniero, l’extra comunitario, chi ha un colore diverso di pelle, chi professa un credo religioso differente, chi parla un’altra lingua… sono tutti, “brutti anatroccoli” in cerca di integrazione, in cerca di riscatto sociale. Per un bimbo comprendere che gli esseri umani sono tutti uguali nell’animo, e che le differenze nell’aspetto e nella cultura possono essere fonte di arricchimento e che testimoniano la meravigliosa varietà del mondo, sarà molto semplice ed intuitivo, grazie a questa fiaba classica.

    Ma c’è un tema ancora più importante, racchiuso in questo racconto dai colori tenui, che tocca la sensibilità di tantissimi bambini e bambine: il tema dell’accettazione di sè. Il brutto anatroccolo che diventa un cigno bellissimo, è metafora della crescita. Diventare grandi e vedersi brutti, e goffi, è una tappa che molti devono attraversare, e, spesso, l’ansia di dover affrontare il mondo e confrontarsi con gli altri sentendosi inadeguati e soli può schiacciare. Parlare di queste paure ai genitori, per un bimbo, non è facile.

    Ma questa splendida fiaba di Andersen, scritta nel lontano 1845, raccontata al momento giusto, sarà un modo sintetico ed efficace per mamma e papà di dire al loro figlio: “stai sereno, andrà tutto bene, troverai la tua strada e sarà quella giusta”. Buon ascolto!