Fecondazione assistita: si dibatte sull’eterologa

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    Fecondazione assistita: si dibatte sull’eterologa

    Torniamo a parlare di fecondazione assistita, perché ancora una volta la legge 40 viene messa in dubbio di costituzionalità. Mentre non si placano le polemiche del mondo cattolico circa l’assegnazione del Premio Nobel per la medicina a Robert Edwards, un giudice di Firenze interrogato da una coppia desiderosa di avere figli, ha rimesso la decisione alla Consulta. Il punto criticato è il ricorso alla fecondazione eterologa vietato dalla legge attuale. Ricordiamo che con questo termine ci si riferisce ad una fecondazione in vitro che avviene attraverso ovuli o spermatozoi provenienti da un donatore esterno alla coppia richiedente il trattamento.

    Nel caso specifico (ma è solo uno dei tanti) l’uomo soffre di azoospermia, cioè una mancanza totale di spermatozoi: non potendo richiedere, in Italia, la donazione di un seme altrui, a questa coppia è di fatto vietata la possibilità di avere un figlio attraverso la PMA (Procreazione Medicalmente Assistita).

    Chi può, in genere va all’estero, dove questo divieto non c’è. Così ha fatto questa coppia. Per due anni si è sottoposta a cure in cliniche svizzere senza avere risultati. E’ uno dei tanti casi riportati nel Congresso dell’ Eshre (Società Europea di riproduzione umana ed embriologia) che si è svolto di recente, in cui si parlava del cosiddetto “turismo procreativo”, purtroppo in aumento: le coppie italiane in testa.

    Altri sono stati i punti rivisti nel corso di questi anni sulla legge 40.

    L’ex Ministro della Salute Livia Turco, nel 2008 ha stabilito delle Linee Guida riguardo la fecondazione assistita: ne è scaturita la possibilità di effettuare la diagnosi pre-impianto sull’embrione in caso di malattie ereditarie gravi (in precedenza essendo vietata ogni forma di “selezione” dell’embrione era automaticamente vietata anche la diagnosi pre-impianto). Un gran passo avanti, anche se la questione è ancora molto controversa.

    E’ stata poi offerta la possibilità di ricorrere a fecondazione in vitro anche alle coppie in cui l’uomo è affetto da gravi malattie sessualmente trasmissibili come l’Hiv: dunque non più solo coppie infertili come voleva la Legge 40.

    La Corte Costituzionale ha invece elaborato il passaggio che riguardava la produzione di embrioni e la crioconservazione: non era possibile secondo normativa, produrne più di uno per volta e comunque un massimo di tre, che nel caso andavano tutti impiantati, essendone vietata la crioconservazione (fatta eccezione per rari casi di malattia materna).

    La sentenza del 2009 ha stabilito l’autonomia del medico nel decidere il numero di embrioni da impiantare (evitando un gran numero di gravidanze trigemellari), ma soprattutto ha permesso il congelamento degli embrioni, prodotti ma non impiantati. Questo per salvaguardare la salute delle donne, altrimenti costrette a frequenti stimolazioni ovariche.