Fecondazione assistita, meglio di no a donne fumatrici e obese

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    Fecondazione assistita, meglio di no a donne fumatrici e obese

    Qualche tempo fa in Inghilterra è partita una campagna: le donne che decidevano di smettere di fumare e di condurre una vita sana, potevano essere inserite gratuitamente in un progetto di fecondazione assistita. Il concetto è lo stesso, ma noi italiani riusciamo sempre a metterla su un piano un po’ più antipatico. Il ricorso alla fecondazione assistita dovrebbe essere proibito alle donne che bevono, fumano o soffrono di obesità anche moderata, a meno che non decidano di cambiare il proprio stile di vita. A sostenere questa tesi è la Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre).

    “Ci rendiamo conto che si tratta di argomenti delicati, in cui bisogna bilanciare il diritto alle cure con la salute della mamma e del bambino – scrivono gli specialisti in un documento – ma l’autonomia della paziente deve essere confrontata dalla responsabilità nei confronti della società e del futuro bambino”.

    Secondo le linee guida pubblicate, che non sono vincolanti per i medici, “i medici della fertilità” dovrebbero rifiutare i trattamenti alle donne che hanno un consumo di alcol superiore a moderato, a meno che queste non dimostrino la volontà di ridurlo.