Endometriosi e gravidanza: come superare le complicanze per rimanere incinta

L'endometriosi è una patologia molto frequente, ma è difficilmente diagnosticata. Tra le conseguenze più gravi è inclusa anche una riduzione della fertilità femminile e alcuni studi indicano una maggiore difficoltà a portare a termine una gravidanza fisiologica. Con alcuni accorgimenti, però, si possono superare le complicanze, per rimanere incinta e trascorrere 9 mesi in salute: scopriamo come farlo.

Pubblicato da Redazione Martedì 9 ottobre 2018

Endometriosi e gravidanza: come superare le complicanze per rimanere incinta
Foto di Africa Studio / Shutterstock.com

Endometriosi e gravidanza sono un binomio purtroppo frequente: è sempre più comune infatti che dietro alla difficoltà di avere un bambino ci sia questa patologia. Non è facile da diagnosticare e nei casi meno gravi si manifesta con i classici sintomi del ciclo doloroso, ma può avere conseguenze sulla nostra fertilità se non curata e trattata per tempo. Non solo, si è anche riscontrata una generale difficoltà a portare a termine la gravidanza, con una maggiore incidenza di parti pre-termine. Scopriamo come superare le complicanze per rimanere incinta e per 9 mesi sereni.

Cos’è l’endometriosi?

Si tratta di una malattia poco conosciuta, anche se più frequente di quanto si possa pensare. Quando si soffre di questa patologia l’endometrio, la mucosa che riveste l’utero, è presente in modo anomalo anche in zone esterne (come ovaie, tube, vagina, ecc). Questo causa infiammazioni croniche e infezioni; inoltre, alla lunga, l’endometrio diventa più spesso e perciò diminuisce la probabilità che l’ovulo fecondato si impianti e trovi “terreno fertile” per portare avanti una gravidanza nel migliore dei modi.

Per conoscere tutti i segnali che possono indicare questa malattia, leggi il nostro approfondimento sull’endometriosi.

Rimanere incinta con l’endometriosi

Come già detto nel caso dell’endometriosi il tessuto endometriale cresce in modo anomalo in zone diverse dall’utero, come le pelvi, quindi tube, ovaie, addome e così via.
Quest’anomala presenza porta con sé una serie di conseguenze, soprattutto collegate al ciclo mestruale, il quale viene negativamente condizionato dalle infiammazioni croniche che ne derivano.

Ma anche gli organi interni deputati alla riproduzione possono subire delle alterazioni, infatti la formazione di materiale ectopico (così detto il tessuto endometriale che cresce al di fuori dell’utero) può spostare anatomicamente le ovaie, o le tube, e compromettere il loro funzionamento.

Di conseguenza, la maggior parte delle donne affette da endometriosi ha difficoltà a rimanere incinta a causa dei danneggiamenti interni subiti, che non sono facilmente individuabili. Di contro, però, una gravidanza è in grado di circoscrivere lo sviluppo dell’endometriosi al di fuori dell’utero, poiché bloccando l’ovulazione argina la formazione costante di nuovo tessuto.

Difficoltà a concepire

Una donna affetta da endometriosi non è detto che sia sterile, ma solo con meno possibilità di rimanere incinta rispetto a una donna sana. Tuttavia, la difficoltà di concepire può andare aumentando nel corso del tempo con l’evoluzione della patologia e dei suoi sintomi.

Come già detto in precedenza, l’eccedenza di tessuto endometriale può compromettere il ciclo mestruale, così come gli organi riproduttivi della donna, a causa dell’infiammazione più o meno estesa che ne deriva. Le cause che ostacolano una possibile gravidanza possono riguardare anche la formazione di aderenze tra gli organi pelvici, dopo un processo di risanamento del tessuto infiammato, o un sistema immunitario indebolito che non è in grado di contrastare la crescita dell’endometrio al di fuori dell’utero.

In secondo luogo, un ulteriore ostacolo alla gravidanza è la presenza della cosiddetta “cisti endometriosica”, cioè una cisti di tessuto endometriale nella zona delle ovaie. Gli esperti concordano sul fatto che le cisti interferiscono con lo svolgimento dell’ovulazione e con l’evoluzione dei follicoli, da cui si generano le cellule uovo.

Tutte queste condizioni possono essere, più o meno, i fattori chiave che determinano una ridotta o totale incapacità di concepire nella donna. Tuttavia, nonostante i numerosi studi a riguardo, diversi dubbi precludono la completa comprensione del rapporto che intercorre tra endometriosi e infertilità, perché le cause che predispongono un soggetto all’endometriosi non sono ancora note. Nel caso in cui se ne soffra, però, è sempre bene contattare il medico prima di iniziare la ricerca di un bebè.

Endometriosi e gravidanza a rischio

Purtroppo sembrerebbe che le donne affette da endometriosi abbiano una maggior possibilità di incorrere in gravidanze a rischio e quindi di subire aborti spontanei o portare avanti gravidanze extra-uterine. Le statistiche parlano di dati nettamente superiori rispetto alle donne sane: per esempio, il rischio di un aborto spontaneo è del 76% in più rispetto a quest’ultime.
Inoltre, sono state osservate altre condizioni di pericolo soprattutto oltre la 24esima settimana di gravidanza, come:

  • emorragie
  • parto pre-termine
  • anomalie dello sviluppo della placenta
  • anomalie nell’impianto embrionale
  • infiammazioni

Effetti sulla gravidanza

In genere, la gravidanza avvenuta nelle donne che soffrivano di endometriosi era un evento molto positivo poiché, durante i nove mesi di gestazione, riportavano un netto e progressivo miglioramento dei sintomi dolorosi e della spossatezza. Inoltre, non c’era alcuna influenza della malattia sul bambino.

Tuttavia, la gravidanza non è la cura definitiva per l’endometriosi perché una volta terminata, la patologia si può ripresentare tale e quale a prima del concepimento. Inoltre, possono comparire ulteriori problemi durante i nove mesi, proprio a causa dell’endometrio ectopico.

Numerose evidenze hanno segnalato il maggior rischio di ipertensione arteriale in una donna incinta con endometriosi, soprattutto nel primo trimestre di gravidanza, oltre alla possibilità di soffrire di gestosi. Per tali motivi, le gravidanze con endometriosi dovranno essere costantemente monitorate da medici specialisti.

Come superare le complicanze, prima della gravidanza

Il miglior modo per superare e prevenire eventuali complicanze è, secondo alcune recenti ricerche, correggere eventuali abitudini sbagliate legate all’alimentazione e al fumo. Alcuni studi hanno dimostrato che la dieta più indicata prevede abbondante consumo di frutta, verdura, legumi e riduzione di zuccheri e grassi di origine animale.

Informarsi sui sintomi tipici della malattia è altrettanto importante perché permette di accorgersi del problema e di intervenire tempestivamente. Se quindi si riscontra molto dolore durante le mestruazioni, perdite di sangue abbondanti ma di breve durata, dolore durante i rapporti sessuali e al tempo stesso difficoltà a rimanere incinta, è bene richiedere subito una visita ginecologica.

Per quanto riguarda le cure, di solito vengono somministrate apposite terapie farmacologiche a base di pillola anticoncezionale, che contribuisce a ridurre il sanguinamento mestruale e a rallentare la malattia.

Esistono poi farmaci specifici che agiscono sulle modificazioni dell’endometrio, inibendole. Nei casi più gravi, si può anche pensare con il proprio medico all’intervento chirurgico: oggi si effettua in laparoscopia e non lascia praticamente alcuna cicatrice. Si introducono i ferri tramite piccoli buchi nell’addome e, così, si può osservare con attenzione la situazione della paziente, eliminando in contemporanea i tessuti anomali che non dovrebbero essere presenti.

Così facendo, quindi tenendo a bada la malattia, si può pensare più serenamente a una gravidanza.

Cure dopo il parto

Non esiste una cura definitiva per l’endometriosi, tuttavia è possibile tenere sotto controllo la patologia in maniera più semplice dopo il parto, perché i sintomi saranno certamente più lievi, almeno nel periodo immediatamente successivo.

Nella quasi totalità dei casi, esclusi quelli in cui l’endometriosi non dovesse ripresentarsi, il medico prescriverà la pillola anticoncezionale. Come abbiamo visto prima, è un ottimo modo per limitare i sintomi e lo sviluppo del tessuto endometriale. In genere, dovrà essere assunta dopo aver terminato l’allattamento, ma indicazioni più precise saranno comunque date dal medico curante.

Testi a cura di: Valentina Morosini