Educare i bambini, il metodo

sgridare i bambini non deve essere fatto senza una logica e con aggressività. Innanzitutto è meglio farlo dopo i 4 anni quando hanno consapevolezza delle loro azioni e occorre stabilire delle regole in famiglia precise e condivise da entrambi i genitori

Pubblicato da Valentina Morosini Venerdì 26 giugno 2009

Essere severi, ma non aggressivi. Anche se i bambini sono piccoli devono sentire l’autorità dei genitori ed essere in grado di sentirsi dire no. Le punizioni e i castighi devono essere un metodo di educazione, solo se giustificato, condiviso da mamma e papà e con delle regole ben precise alle spalle.
Se i bambini sono molto piccoli (neonati) punirli è abbastanza inutile, non capirebbero però anche con loro si possono mettere in pratica certi trucchetti per limitare capricci e ripicche. Dopo i 4 anni, quando ormai hanno imparato a dare un senso alle cose e ad avere consapevolezza delle loro azioni allora è importante diventare più severi.ù

Ciò che conta è avere delle regole fisse. Non si può cambiare idea o dare indicazioni di comportamento una volta di un tipo una volta di un altro tipo, rischieremmo di confondere i bambini e di non ottenere i risultati sperati. I ricatti, per esempio, non servono e non sono istruttivi. Non devono imparare a fare una cosa, perché altrimenti saranno privati di un’altra. Vanno evitati, soprattutto, quelli di natura affettiva: in altre parole dirgli che, se continua con un determinato comportamento, non gli si vuole più bene è un errore.

“I castighi e le punizioni non possono essere una forma di giustizia sommaria, improvvisata lì per lì ogni volta che il bambino si comporta come noi non vorremmo. Non si può affidare allo schiaffo il compito di dire non si fa, perché la punizione va applicata solo dopo aver stabilito delle leggi familiari e aver sancito con il bambino un patto esplicito e chiaro”, spiega a qui mamme Stefania Vinetti, esperta in psicopedagogia e in psicologia dell’età evolutiva.