Ecografie in gravidanza: quando, quante farne e i rischi

Sono gli esami più amati di tutti quelli della gravidanza: le ecografie permettono di vedere in tempo reale il proprio bambino. Ma la loro funzione medica è importantissima, essendo un primo screening della salute del feto: scopriamo quante farne e quando, nei tre trimestri della gestazione

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    Ecografie in gravidanza: quando, quante farne e i rischi

    Gli esami più attesi dalle future mamme e dai futuri papà sono proprio le ecografie in gravidanza. Ecco qualche informazione utile per capire quando, quante farne, i possibili rischi e i consigli utili. Le ecografie indispensabili sono tre: dalla prima, la più emozionante, dove i futuri genitori vedono per la prima volta la piccola vita che sta crescendo dentro la pancia della mamma fino all’ultima ecografia, che si esegue solitamente fra la trentesima e la trentaduesima settimana di gestazione. Scopriamo insieme perché è bene effettuare le ecografie previste in gravidanza e cosa si può capire da ciascuna di essi sulla gestazione e sul feto.

    Ecografia del primo trimestre

    La prima indagine ecografica si esegue solitamente intorno alla dodicesima settimana e ha uno scopo preciso, cioè stabilire con precisione la data di concepimento e l’epoca gestazionale, verificare l’impianto del feto nell’utero e evidenziare, eventualmente, la presenza di una gravidanza gemellare.

    Si tratta dell’esame forse più emozionante di tutti e molte donne decidono di farlo anche prima della settimana prevista dal Sistema Sanitario Nazionale: infatti, seppure non sia gratuita, un’ecografia attorno alle sei settimane può essere molto utile per capire se l’impianto è avvenuto correttamente in utero o se, purtroppo, si tratta di una gravidanza extra-uterina (per cui bisogna agire il prima possibile).

    La prima ecografia serve anche a calcolare con più precisione la DPP (data presunta del parto) con margine di errore molto basso, di 3 o 4 giorni; viene effettuata esternamente, ma quando è effettuata nelle prime settimane, sarà per via transvaginale per osservare meglio l’ovulo e l’embrione.

    Fra la decima e la tredicesima settimana di gestazione tutte le donne incinte si dovrebbero sottoporre anche al test combinato, detto bitest. Si tratta di un esame che associa due tipi di tecniche diverse, cioè l’analisi del sangue materno e la translucenza nucale, un’ecografia che misura la raccolta fisiologica di liquido che è presente nella regione della nuca del feto: i risultati combinati di queste due analisi possono dare un’idea della percentuale di rischio connessa ad anomalie del feto.

    Ecografia del secondo trimestre

    Fra la diciannovesima e la ventunesima settimana si può effettuare anche l’indagine ecografica per la diagnosi di anomalie fetali strutturali, la cosiddetta ecografia morfologica. Un’ecografia fondamentale, che consente di verificare l’aspetto e la struttura del feto e di evidenziare eventuali anomalie: sulla base di alcuni valori di riferimento, il ginecologo controlla che gli organi del bebè si siano formati e che tutto proceda normalmente. In questa sede, se la posizione del feto lo permette e i genitori vogliono saperlo, è possibile conoscere anche il sesso del nascituro.

    La morfologica viene effettuata proprio in queste settimane di gestazione poiché è il periodo ideale per poter osservare il feto nella sua interezza, grazie a un particolare rapporto tra la sua dimensione e la quantità di liquido amniotico.

    L’ecografia del terzo trimestre

    Nel terzo trimestre di gravidanza, fra la trentesima e la trentaduesima settimana di gestazione si può effettuare la terza ecografia, detta biometrica, che ha lo scopo di valutare l’accrescimento fetale, molto rapido in questo periodo, il benessere del piccolo nel pancione e lo sviluppo dei suoi organi.

    Con questa indagine ecografica, inoltre, si controllano: la quantità del liquido amniotico, la posizione della placenta nell’utero, la posizione in cui si presenta il bebè all’ingresso del canale del parto (se non è nella posizione corretta, sarà necessario procedere con una manovra o programmare il taglio cesareo) ed eventuali anomalie che si presentano tardivamente.

    Ecografia 3D

    Oltre alla classica ecografia, è possibile oggi effettuare anche ecografie 3D per perfezionare una diagnosi precedentemente ipotizzata con un esame bidimensionale. Non viene effettuata dagli ospedali ma solo dai centri privati e consiste, come dice il nome stesso, in un’immagine tridimensionale del feto.

    Ad oggi è disponibile anche l’ecografia 4D, che consiste semplicemente in un’immagine quadridimensionale, ovvero in 3D ma in real time.

    I rischi

    Le ecografie in gravidanza sono esami sicuri e non invasivi che dicono molto sulla salute del feto. Ciò nonostante, possono esserci dei rischi collegati alle ecografie, soprattutto se sono effettuate troppo spesso e nei momenti sbagliati della gestazione.

    Effettuare troppe ecografie troppo presto potrebbe avere effetti dannosi sull’embrione perché lo strumento riscalda l’utero e di conseguenza l’ovulo, e ciò secondo alcuni studi potrebbe essere nocivo.

    Inoltre, anche anticipare troppo i tempi della seconda ecografia (la morfologica) ha effetti spiacevoli: spesso i genitori sono impazienti di conoscere il sesso del bambino e la programmano già per la 15esima settimana: ciò è controproducente perché spesso in quest’epoca gestazionale vengono rilevate anomalie di piccolo spessore che però possono mettere in allarme i genitori, pur risolvendosi spontaneamente. Questo potrebbe ovviamente causare molto stress nella futura mamma, tensione assolutamente sconsigliata in gravidanza.