Bebè nasce da embrione “vecchio” di 20 anni

Una donna inglese di 42 anni ha partorito un bimbo perfettamente sano da un embrione congelato 20 anni prima. In GB gli embrioni congelati si possono conservare fino a 55 anni.

Pubblicato da Paola Perria Lunedì 11 ottobre 2010

Bebè nasce da embrione “vecchio” di 20 anni

La notizia lascia un pochino interdetti, questo lo dobbiamo dire, seppure sia buona, anzi ottima, visto che stiamo parlando di una nascita molto speciale. In Gran Bretagna, infatti, è venuto alla luce nel maggio scorso un bambino perfettamente sano, figlio di una mamma che si potrebbe definire “primipara attempata“, ma neanche più di tanto, visto che ha 42 anni. Ebbene, direte voi, dove sta la novità? Chissà quante donne di 40 anni, in Inghilterra, hanno partorito figli perfettamente sani! La notizia c’è, e riguarda il fatto che il piccolo sia nato da un embrione “vecchio” di ben 20 anni, congelato dal 1990, e impiantato nell’utero materno “solo” un anno fa.

Per dieci anni, la futura mamma ha ricevuto una serie di cure e di trattamenti anti-infertilità e solo nell’ottobre scorso si è proceduto all’annidamento dell’embrione nel corpo della donna. Si tratta di un fatto destinato a ripetersi, nel futuro, almeno per quanto riguarda la Gran Bretagna, dato che la nuova legge di questo paese prevede che gli embrioni congelati possano essere conservati fino ad un massimo di 55 anni, che, se ci pensiamo, è davvero un periodo lungo.

L’evento straordinario, immagino che si tratti della prima nascita di un neonato sviluppatosi da un embrione così “anziano”, è stato descritto nella rivista Fertility and Sterility, ma è diventato un “caso” mediatico solo dopo la segnalazione sul Sunday Times, l’edizione domenicale del Times di Londra.

Di recente, abbiamo parlato del contestato premio Nobel per la medicina al ricercatore britannico Robert Edwards, papà della fecondazione in vitro, a pensarci bene sono tante, le conseguenze che da quei primi esperimenti su concepimento e procreazione sono derivate. Attualmente, in Italia, assistiamo ad una contestazione della legge che impedisce la fecondazione in vitro “eterologa”, ovvero da spermatozoi di un donatore esterno alla coppia.

Si tratta di questioni che vanno certamente al di là della semplice medicina, e anche al di là dell’istinto materno, del cosiddetto orologio biologico o del diritto naturale di uomini e donne di diventare genitori. Volenti o meno, siamo una una società che invecchia a vista d’occhio, sempre meno fertile e sempre meno disponibile – per motivi prettamente sociali ed economici, ma anche ideologici – di offrire il proprio contributo all’umanità in termini di continuazione della specie.

Ecco che, in un quadro simile, è normale che la scienza debba venire in aiuto alla natura. Non mi permetto in nessun modo di dare giudizi di carattere etico, mi limito ad osservare, e a pensare che, forse, sarebbe opportuno che il governo italiano cominciasse veramente a mettere in atto una politica familiare più mirata ed equa, così da offrire maggiori opportunità, alle coppie giovani, di programmare un figlio, più di uno, nel modo più bello che esista.