Bambini distratti, ecco perché non preoccuparsi

Non bisogna stupirsi se i bambini sono o sembrano perennemente distratti, se non reagiscono al richiamo dei genitori, se in classe gli insegnanti devono continuamente riprenderli. In realtà, secondo le più recenti ricerche di neurobiologia, si stanno comportando esattamente come devono fare

Pubblicato da Valentina Morosini Venerdì 13 novembre 2009

Il loro unico obiettivo è giocare. E sono talmente presi dalle loro attività che non ascoltano, non prestano mai attenzione a ciò che gli viene detto e ora che iniziata la scuola: un disatro. I bambini sono così, non dovete preoccuparvi. Lo sostengono anche alcune autorevoli ricerche di neurobiologia.
I nostri piccoli sono meno abili di noi nello svolgere operazioni che richiedono attenzione e coordinamento, questo perché il loro cervello è caratterizzato da una quantità di connessioni neuronali maggiore rispetto a un cervello adulto. Di conseguenza la mente dei bambini non è “progettata” per focalizzarsi su singoli aspetti della realtà, per concentrasi su un dettaglio, ma per vedere più cose contemporaneamente.

A partire dai 9-10 anni, le connessioni neuronali cominciano a diminuire, fino ad assestarsi (intorno ai 18 anni) sul numero di collegamenti cerebrali che caratterizza il cervello degli adulti. Ciò su cui dobbiamo riflettere, quando non ci risponde è se dietro la sua disattenzione ci sia qualche disagio emotivo, ma se non è così, non drammatizziamo e lasciamo che maturino con i loro tempi.

Nella fase della crescita ai bambini e ragazzi deve essere lasciata la possibilità di sviluppare idee e abilità in autonomia. Per esempio, imparare a vestirsi da solo, scegliendo ciò che desidera indossare, è un primo passo verso l’autonomia. Troveranno da soli la via dell’attenzione e saranno tanto più capaci di risolvere le difficoltà.

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