Babywearing, la passione delle mamme vip

La pratica di “indossare” il proprio bambino ha diversi benefici sia a livello fisico sia psichico. Una ricerca pubblicata su Pediatrics, diretta da A. Hunziker e R. Barr, ha dimostrato che i neonati portati a lungo nella fascia piangono il 43% in meno dei loro coetanei durante il giorno, e il 51% in meno durante le ore serali.

Pubblicato da Valentina Morosini Giovedì 1 aprile 2010

Portare il neonato legato al petto sa molto di gitano o africano, in realtà oggi è una pratica molto usata anche tra le donne occidentali, soprattutto le vip. Si chiama “babywearing” ovvero “indossare il proprio bambino”. Consiste nel tenere stretto a sé il proprio cucciolo con una fascia: un modo sano per rimanere in contatto con lui e tra l’altro è molto più comoda la posizione rispetto a quella del marsupio. Abbiamo visto molte mamme esibirsi in questa tecnica di trasporto da Julia Roberts alla simpatica conduttrice/dj Maugeri.

La pratica di “indossare” il proprio bambino ha diversi benefici sia a livello fisico sia psichico. Una ricerca pubblicata su Pediatrics, diretta da A. Hunziker e R. Barr, ha dimostrato che i neonati portati a lungo nella fascia piangono il 43% in meno dei loro coetanei durante il giorno, e il 51% in meno durante le ore serali.

Ma non è tutto, il “babywearing” riduce le coliche gassose dei lattanti, o aiuta ad alleviarle, ed è utile nei casi di reflusso gastroesofageo. Il neonato, infatti, assumendo la postura verticale per 30 minuti dopo la poppata, come raccomandato dai pediatri, ne trae beneficio.

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