Auti, il giocattolo per i bambini autistici

I bambini autistici se ben seguiti possono avere delle vite quasi normali. Per questo motivo è stato creato un giocattolo e un tecnica di approccio totalmente nuovi.

Pubblicato da Valentina Morosini Venerdì 2 marzo 2012

Auti, il giocattolo per i bambini autistici

È stato creato un nuovo giocattolo per bambini autistici. Si chiama Auti ed è un pupazzo elaborato dai ricercatori australiani della Victoria University. A che cosa serve? Ovviamente, lo scopo di questo prodotto è quello di stimolare i comportamenti positivi dei piccoli con questa patologia. Auti, ancora in fase di prototipo, interagisce con il bambino. Se il piccolo, mentre gioca, ha degli scatti violenti o inizia ad agitarsi, il bambolotto si spegne, mentre reagisce positivamente alle carezze e ai toni dolci.

La cosa che rende davvero speciale Auti sta nella personalizzazione. Ogni giocattolo ha dei sensori che possono essere tarati sui bambini. È consigliato per i piccoli con almeno sei mesi di vita. I ricercatori hanno commentato: “I bimbi autistici hanno difficoltà a giocare. Hanno grande difficoltà a sviluppare anche i più semplici scenari di finzione e hanno ulteriori difficoltà a giocare con altri bambini perché spesso non capiscono il modo in cui dovrebbero controllare la loro voce e il loro corpo”.

Gli altri bimbi, davanti a reazioni eccessive, spesso si spaventano e tendono a isolare i piccoli autistici. Auti dovrebbe lavorare proprio sulla capacità d’interazione del bimbo. Ma non è tutto. C’è stato ultimamente a Roma il “”Autismi: valutazione dei risultati del progetto Per-Correre Insieme” realizzato dalla Cooperativa Tutti giù per Terra Onlus con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Gli esperti hanno cercato di capire le necessità dei bimbi con queste patologie, ma anche delle loro famiglie.

È emerso che se il bambino viene seguito da più figure (professionali, familiari e sociali) hanno degli ottimi risultati durante la crescita. Questo protocollo di lavoro è stato chiamato ”Community Network Approach’‘ e ha dimostrato, anche in periodi brevi, un miglioramento della qualità di vita dei genitori: le mamme e i papà sono risultati meno stressati e di conseguenza anche le interazioni con il piccolo sono state più positive.