
Il parto cesareo è quello più richiesto dalle mamme e ogni anno nel nostro Paese si effettuano il 38,3 percento di tagli. Un triste record che non ci fa certamente onore agli occhi dell’Organizzazione mondiale della sanità, che già da anni ha posto come limite il 15 per cento. Spesso ci si dimentica che questo tipo di parto è un vero e proprio intervento chirurgico e che ha dei rischi, come è normale che sia. Inoltre, il parto naturale prevede uno sforzo per il bambino che non è per forza negativo, oltre al fatto che ne stimola il sistema immunitario.

Si parla spesso di cesareo in Italia, perché il nostro Paese utilizza questa tecnica in maniera esagerata, abbiamo superato gli standard europei. È una pratica molto costosa, se non necessaria, e spesso ci si dimentica che è un vero e proprio intervento chirurgico con tutti i suoi pro, ma anche i suoi contro. Le donne però sono convinte che sia una passeggiata, rispetto al parto naturale, e di soffrire meno. Pensate un po’ che in Inghilterra, invece, le donne potranno scegliere se partorire con cesareo o naturalmente, senza una ragione medica. Questa è una novità assoluta, che potrebbe però pesare molto sulle tasche.

Sono ancora decisamente troppi e spesso non necessari i parti cesarei in Italia. Soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno si arriva a percentuali davvero incredibili, superiori al 35%. Stiamo parlando dei casi di Abruzzo, Molise, Campania, Sicilia e Sardegna e, unica tra le regioni del Nord Italia, la Liguria. Una ospedalizzazione eccessiva, che è stata spesso oggetto di critiche anche da parte degli organismi di controllo della Sanità della UE. Meno ricorso alla chirurgia per le nascite, invece, lo si riscontra in Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Veneto, decisamente più in linea con le normative europee, ma c’è anche da registrarsi un miglioramento (da intendersi, quindi, come diminuzione del numero dei cesarei) anche nel Lazio, in Calabria e in Basilicata.

Un doppio intervento miracoloso quello che ha permesso ad una mamma di Teramo di salvarsi da un aneurisma all’aorta immediatamente dopo aver partorito, grazie ad un cesareo, la sua bimba. Entrambe stanno bene e potranno raccontare questa incredibile avventura che le ha viste ad un soffio dalla morte, e che anche a noi piace riportare, perché è davvero una bella storia di Sanità italiana a lieto fine. Nel pomeriggio di venerdì 16 settembre, La 32enne Veronica F., all’ottavo mese di gravidanza, sta lavorando come sempre nel suo ufficio, quando un violento dolore alla schiena la fa preoccupare.

La depressione post partum è più diffusa tra le donne che hanno partorito con taglio cesareo. Questo almeno quanto sostengono i ricercatori della Yang-Ming University di Taiwan dopo un lungo e attento studio, durante il quale hanno dimostrato che il rischio di baby blues aumentava con questo tipo di parto almeno del 48%. C’è da chiedersi come mai questa correlazione? È davvero interessante capire come una tecnica collaudata da tantissimi anni in realtà nasconda un effetto collaterale così grave. Vediamo insieme cosa dicono gli esperti.

Il parto cesareo è a tutti gli effetti un intervento chirurgico che si pratica in casi molto particolari, come le gravidanze gemellari o quando il bambino presenta dei problemi. Prima cosa, cerchiamo di essere sincere: il parto naturale fa paura a tutte, decisamente più paura del cesareo. Va detto anche che, però, il cesareo andrebbe evitato quando non ci sono problemi. Per evitare di spaventarvi ancora di più cercate di vivere serenamente le settimane di gestazione, evitando di dare troppo peso a racconti di parti difficili: ogni donna ha un parto diverso e una situazione da valutare caso per caso. Quando poi terrete in braccio il vostro piccolo, tutti i dolori e tutte le paure scompariranno.

Si discute sempre del parto cesareo, perché in Italia sono troppi. Le mamme credono possa essere una scorciatoia al dolore e i medici ogni tanto usano questo intervento come modo per tutelarsi la carriera. Bisogna sfatare però un mito: i cesarei non sono solo un’alternativa, spesso sono più che necessari. Certo, bisogna valutare con attenzione i casi e lasciarsi consigliare dal medico, che ne sa sicuramente più di noi, che in quel momento saremo accecate da dolore e doglie.

Ci si lamenta che l’uso del taglio cesareo sia esagerato in Italia: abbiamo il record Europeo. Poi leggo una notizia simile e resto basita. Una ragazza del Burkina Faso di soli 21 anni, la notte tra venerdì e sabato, si è sottoposta all’intervento solo dopo l’intervento di una volante della polizia. Non ne voleva proprio sapere di far nascere così il suo bambino. Il motivo? “Nel suo Paese, il parto è possibile solo per via naturale anche a costo di pregiudicare la salute o la vita stessa del nascituro“, ha raccontato Giuseppe Dal Pozzo, primario del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Ca’ Foncello.

I bebè nati grazie a parto cesareo sarebbero in genere più calmi e tranquilli rispetto ai neonati partoriti naturalmente. In particolare, questa tendenza caratteriale si manifesterebbe non solo nei primi mesi di vita, ma anche in seguito, tanto che in età pre-scolare i bambini nati con cesareo si farebbero notare per maggiore stabilità e posatezza rispetto agli altri. Questa constatazione ci deriva dai risultati di una indagine statistica promossa in Cina, precisamente dall’Institute of Reproductive and Child Health di Pechino, pubblicata sulla rivista BJOG. Il team di ricercatori ha svolto lo studio in due tempi.

Nove mesi sono trascorsi e ora si pone il grande dilemma: parto naturale o cesareo? Ad ascoltare le indicazioni dell’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità), la questione è presto risolta: solo il 15% dei parti dovrebbe avvenire tramite taglio cesareo, quindi attraverso un intervento chirurgico in anestesia locale. Conseguentemente, l’85% dei bambini dovrebbe poter venire alla luce in modo spontaneo. Eppure, sappiamo bene che il balletto delle cifre, in Italia è ben diverso, con il 39% dei parti cesarei, il nostro paese detiene il record europeo di nascite chirurgiche. Una distanza notevole da quel 15% auspicato dall’OMS.