Normativa Gravidanza
Spiegazioni facili e comprensibili per districarsi tra le leggi italiane vigenti riguardo i figli, il sostegno alle famiglie, adozione e affidamento.
Bonus bebè 2013 per babysitter e nido

E’ in arrivo un bonus bebè 2013 per pagare babysitter e nido per le mamme lavoratrici: un incentivo molto importante, se consideriamo che in Italia le donne con figli che hanno un lavoro sono il 46% contro il 58% della media europea. Il motivo? Conciliare la vita lavorativa e la famiglia, che ovviamente comprende la gestione dei figli diventa sempre più difficile e moltissime donne decidono di rinunciare al lavoro per non dover pagare l’asilo o la baby sitter per i propri bambini. Fa decisamente riflettere il fatto che il 27 % delle donne debba lasciare il lavoro all’arrivo del primo figlio.
Leggi l'articoloLavoro amaro per le mamme italiane, dopo la maternità disoccupata una donna su 7

L’allarme è del “Centro Donna” della Cgil Lombardia, ma le mamme lavoratrici italiane, tutte, dopo la maternità , vedono ridursi drasticamente le loro possibilità di riprendere il lavoro o trovarne uno nuovo. Purtroppo, e se ne parla quotidianamente, causa crisi sistemica del mercato del lavoro in Italia (con livelli di disoccupazione e contratti di lavoro indegni ai massimi storici) , tagli effettuati con l’accetta e un welfare ormai inesistente che non prevede nessun aiuto per le madri e per le famiglie, è soprattutto la parte femminile dei lavoratori italiani a dover patire maggiormente.
Leggi l'articoloMamma e lavoratrice: sono ruoli incompatibili?

Una mamma italiana, può essere anche una valida lavoratrice, una “donna in carriera” o, semplicemente, un individuo sociale attivo, tutelato in entrambe le sue funzioni? O i due ruoli sono, attualmente, incompatibili, perché impossibile per la madre che abbia un lavoro a tempo pieno conciliare alla perfezione i diversi ambiti, senza impoverire né l’aspetto privato, soprattutto mortificando il rapporto con i figli, né quello pubblico? Ma soprattutto, deve fare tutto da sola, o ci sono leggi, ammortizzatori sociali, istituzioni, che l’aiutano e la proteggono?
Leggi l'articoloFecondazione in vitro: anche il Tribunale di Milano boccia la legge 40

Ennesimo stop per la controversa legge 40 che si occupa di fecondazione in vitro e procreazione assistita. Stavolta sono stati i giudici del Tribunale di Milano che, come si dice in gergo tecnico, hanno eccepito l’incostituzionalità della legge, rimandandola alla Consulta. Per la precisione, la questione è stata sollevata a proposito della norma che vieta il ricorso alla fecondazione eterologa, stabilendo anche delle dure sanzioni nei confronti delle strutture sanitarie che dovessero trasgredire, perchè: “non garantisce alla coppie cui viene diagnosticato un quadro clinico di sterilità irreversibile il diritto fondamentale alla piena realizzazione della vita privata familiare”.
Leggi l'articoloUtero in affitto: in Italia già 100 casi, ma bisogna andare all’estero

La legge italiana è chiara: all’utero in affitto, alle madri surrogate, all’inseminazione eterologa dice no. E a tutte quelle aspiranti mamme che non possono concepire naturalmente in quanto sterili esse stesse o il loro compagno, o perchè diventate tali a causa di malattie, di interventi chirurgici, di menopausa precoce ecc., non resta che rassegnarsi. Oppure, come già hanno fatto almeno 100 donne (stime molto recenti) del nostro Paese, recarsi all’estero e aggirare la restrittiva normativa italiana sulla gravidanza, la tanto dibattuta e contestata Legge 40.
Leggi l'articoloCongedo parentale uguale per mamma e papà. Succede in Inghilterra

Il congedo parentale in Inghilterra sta per subire una modifica sostanziale e, direi, anche epocale. Molto presto la domanda di astensione dal lavoro per maternità potrà essere presentata indifferentemente dalla neomamma o dal neopapà, fino a 10 mesi dalla nascita del loro bambino. Insomma, una maternità perfettamente intercambiabile. Sarà la coppia di genitori che, a seconda delle necessità e soprattutto della tipologia di lavoro svolto, deciderà chi dei due starà a casa con il neonato. Si tratta di una legge inserita in un più vasto programma di welfare familiare, che entrerà in vigore nell’aprile prossimo e che trova consensi bipartisan.
Leggi l'articoloMaternità anticipata: cosa fare e a chi rivolgersi

Per maternità anticipata si intende la necessità, da parte della futura mamma che svolga un lavoro come dipendente pubblica o libera professionista iscritta alla Gestione separata, di interrompere la sua attività prima dei due mesi canonici precedenti il parto. Per legge, infatti, una donna incinta ha l’obbligo – per la sua salute e quella del bebè – di astenersi dal lavoro dall’inizio dell’ottavo mese di gravidanza alla fine del terzo mese di vita del neonato. Questo, sempre per quanto riguarda le categorie di lavoratrici suddette, alle quali, durante questi cinque mesi, spetta l’intera somma dello stipendio medio.
Leggi l'articoloMaternità: modulistica ed autocertificazioni
La legge sulla tutela della maternità che abbiamo in Italia è tra le migliori in Europa, anzi, qualcuno ritiene al mondo, anche se sappiamo che nella pratica rimane difficile mantenere il lavoro una volta messo al mondo un figlio. Ma oggi occupiamoci di cosa bisogna fare per avere le agevolazioni di cui la legge parla. Prima di tutto, bisogna ricordare che il meccanismo non è automatico, ma che esiste un interlocutore, che è l’Inps. Agli uffici territoriali occorre rivolgersi per presentare una particolare documentazione. Lì si possono trovare i moduli adeguati al caso, o più semplicemente potete scaricarli dal sito internet.
Guarda le foto e leggi l'articoloMaternità: la convalida delle dimissioni

In alcuni periodi della maternità le donne non possono essere licenziate! Anche se siete delle ragazze molto attente, certe notizie potrebbero sfuggirvi perché non pensate possano riguardarvi. Attenzione. Di fatto la legge sulla tutela della lavoratrice madre vieta il licenziamento delle donne durante tutto il periodo della gravidanza e fino al compimento di un anno del bambino (anche in caso di adozione), ma i datori di lavoro sembrano dimenticarlo in continuazione. Il mondo del lavoro in Italia non sembra ancora essere compatibile con la figura della donna-lavoratrice-madre, per questo è stato necessario attivarsi in una serie di normative al riguardo.
Leggi l'articoloFecondazione: boom di richieste di donne over 50
Gianna Nannini ha lasciato davvero il segno ed è boom di richieste di fecondazioni over 50. La cantante italiana ha dato prova di coraggio e, anche se le notizie non sono mai state confermate ufficialmente, la donna è ricorsa alla fecondazione assistita. Si dice che Gianna aspetti una bambina che si chiamerà Penelope. Ma non è l’unica donna in là con gli anni che ha deciso per questa strada: più giovane, ma anche Celin Dion e tante altre signore famose. Questi esempi rischiano di alimentare eccessive illusioni sulla fertilità femminile nelle italiane. Lo sostiene Rossella Bartolucci, presidente di Sos Infertilità Onlus, che sostiene che l’età non possa essere trascurata e che la fecondità non dura in eterno.
Guarda le foto e leggi l'articoloAl lavoro dopo maternità: gestire il primo distacco dal bambino
Per molte mamme è un momento traumatico: la prima, vera separazione dal proprio figlio. Normalmente coincide con il rientro sul posto di lavoro dopo la maternità, quindi dopo mesi di rapporto assoluto e simbiotico con il bambino. Il distacco deve avvenire nel modo più sereno possibile, e affinché questo accada, è bene seguire alcuni consigli di psicologi e pedagoghi su come comportarsi. Innanzi tutto, scegliete con cura chi vi sostituirà. Se si tratta di persone di famiglia, come i nonni , sarà più semplice, ma anche qualora vi affidiate ad una baby sitter, vale la stessa regola: si deve instaurare un rapporto tra il bimbo e chi baderà a lui ancor prima della vostra assenza.
Guarda le foto e leggi l'articoloDiventare genitori: come effettuare la denuncia di nascita

Finalmente il momento che avete atteso per nove mesi è arrivato, il vostro bambino è venuto alla luce! Siete felicissimi, tutto è filato liscio, e ora potete guardare vostro figlio negli occhi e chiamarlo per nome. Una delle prime cose che dei neo genitori hanno l’obbligo di fare è la denuncia di nascita secondo la normativa vigente. Insomma, il vostro neonato - che a tutti gli effetti è una nuova persona – deve essere registrato al comune di residenza. Si tratta di una pratica burocratica estremamente veloce, di solito ad occuparsene sono i papà, ma va espletata il prima possibile. Vediamo meglio cosa prevede la legge italiana a riguardo.
Leggi l'articoloLatte materno: protegge dalle infezioni

Il latte materno protegge i bambini dalle infezioni. Questo non solo nel periodo in cui li allattiamo, ma anche dopo, a patto che il nostro seno sia stata l’unica fonte di sostentamento nei primi sei mesi di vita dei nostri figli. Lo abbiamo sempre saputo e continuano a ripetercelo tutti i pediatri. A confermarlo, una nuova ricerca scientifica, pubblicata sulla rivista Pediatrics e realizzata presso l’Erasmus Medical Center di Rotterdam. Gli studiosi hanno analizzato i dati relativi a circa 4100 bambini, nati tra il 2002 ed il 2006. Ne hanno valutato il periodo di allattamento esclusivo al seno (senza le classiche “aggiunte”), l’inizio dello svezzamento e la quantità ed il tipo di malattie infettive che hanno manifestato.
Leggi l'articoloGenitori: ora c’è il fondo per i nuovi nati

C’è un’importante notizia per i genitori di bimbi nati o adottati nel 2009, 2010 e 2011. Si sa che quando arriva un bambino le spese sono tante e i costi cambiano rapidamente per questo sono stati stanziati dei prestiti a tassi agevolati. Per saperne di più dovete rivolgervi al fondo di credito (www.fondonuovinati.it) del Dipartimento per le politiche della famiglia che ha l’obiettivo di aiutare a vivere più serenamente i primi mesi con il bebè. In questo post trovate qualche indicazioni in più sul mutuo/prestito, poi vi rimando a consultare la specifica pagina web.
Leggi l'articoloSe la donna lavora sceglie di avere un solo figlio
Essere una donna che lavora e avere figli non è facile. È una scelta obbligata per molte donne, ma conciliare le proprie esigenze, quelle dei piccoli e fare dignitosamente la propria professione spesso è più complesso di quanto non si creda. E così succede che difficilmente si rischia ad andare oltre al primo figlio. Questo almeno è quanto fotografato dall’ultima indagine Istat che spiega come i percorsi lavorativi femminili osservati in un arco temporale limitato a 10 anni dal primo impiego fanno emergere che il numero di figli avuti condiziona fortemente la capacità di gestire la famiglia e mantenere il proprio lavoro.
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