
Portare i bambini in ufficio con voi non è un sogno ma il tema dell’iniziativa ‘Bimbi in ufficio con mamma e papà che sarà lanciata il prossimo 20 maggio. Parteciperanno circa centinaio di aziende in tutta Italia, su iniziativa dei quotidiani Corriere della Sera e La Stampa. E così i bambini potranno vedere il luogo dove i genitori passano la giornata, trascorrendo con loro qualche ora piacevole. Una giornata ricca che coinvolge numerose aziende ma non solo: a Roma le porte saranno aperte anche presso la facoltà di Ingegneria dell’Università Roma Tre.

La situazione lavorativa delle mamme italiane è sempre più preoccupante. Spesso, anzi, troppo spesso, le donne sono costrette a scegliere tra il lavoro e la maternità: le politiche per le madri lavoratrici in Italia sono ancora molto carenti. Anche i dati recentemente diffusi da Eurostat, non fanno altro che aumentare la preoccupazione per la condizione della donna nel nostro paese. Forse, semplicemente, guardando alle nazioni con le migliori politiche per favorire il lavoro delle mamme (soprattutto i paesi del nord) potremmo trovare risposta ai tanti problemi di madri costrette magari a rimandare o a rinunciare ad un figlio per non perdere il lavoro.

Se una mamma lavora, il bambino ha più probabilità di ammalarsi: non è una teoria della suocera impicciona, ma una seria ricerca scientifica che conferma quello che molte mamme temevano. Va detto che personalmente non ho mai notato grandi differenze di salute tra bambini con mamme che lavorano e mamme casalinghe, ma gli esperti sembrano invece convinti di questa teoria. Ci sono alcuni problemi, come l’asma o gli incidenti, a cui i bambini di madri lavoratrici vanno più facilmente incontro, rispetto ai piccoli con mamme che stanno a casa.

Oggi vi parlo di un progetto davvero importante, promosso dall’azienda Preca Brummel, leader nella vendita di abbigliamento per bambini, che è stato chiamato ” Mamme Fanno Impresa“. Sappiamo bene che le donne, le mamme, che ogni giorno devono fare i conti con mille impegni hanno grandissime doti organizzative: perché allora non mettere queste doti al servizio di un’azienda, permettendo così alle donne di realizzarsi anche nel lavoro? È questo l’obiettivo del progetto presentato in una conferenza stampa a Milano e che vedrà per l’apertura di punti vendita in franchising gestiti dalle mamme.

Si parla spesso delle difficoltà in cui le mamme lavoratrici italiane si dibattono quotidianamente per riuscire a sostenere in modo efficiente il proprio doppio ruolo. Un percorso ad ostacoli tra asili nido, baby sitter, orari e turni, sgravi fiscali che non arrivano, e, naturalmente, le incombenze dell’attività lavorativa che, spesso, si protraggono ben oltre l’orario d’ufficio. Per non citare le ripercussioni che la mole di impegni giornalieri a cui una mamma che lavori deve ottemperare, determina sul rapporto di coppia e sulla serenità familiare. Eppure, lo sappiamo, le madri italiane sono combattive, determinate e organizzate.

La maternità è un momento un complesso, soprattutto quando termina il periodo a casa e bisogna rientrare in ufficio. Lasciare il lavoro, inizialmente, è traumatizzante, si è preoccupati del proprio posto e che non subentrino complicazione, stessa cosa vale per il ritorno: l’ansia del piccolino è costante. Banalmente, la situazione si complica in caso di attività imprenditoriale. Ecco che in Trentino è stato realizzato un progetto davvero molto interessante, che spero funzioni e che sia di esempio anche in altre regioni. Si chiama registro delle Co-Manager.

Per maternità anticipata si intende la necessità, da parte della futura mamma che svolga un lavoro come dipendente pubblica o libera professionista iscritta alla Gestione separata, di interrompere la sua attività prima dei due mesi canonici precedenti il parto. Per legge, infatti, una donna incinta ha l’obbligo – per la sua salute e quella del bebè – di astenersi dal lavoro dall’inizio dell’ottavo mese di gravidanza alla fine del terzo mese di vita del neonato. Questo, sempre per quanto riguarda le categorie di lavoratrici suddette, alle quali, durante questi cinque mesi, spetta l’intera somma dello stipendio medio.

La grintosa cantante Pink, incinta del suo primo figlio, non ha assolutamente intenzione di dire addio alla sua carriera e di lasciare il palcoscenico. La cantante ha infatti dichiarato che, nonostante sia felicissima per l’imminente nascita, il suo piccolo non sarà un ostacolo alla carriera: ovviamente, come moltissime colleghe anche lei potrà avere senza problemi uno stuolo di tate per accudire il proprio bambino. Non è magari così semplice per tutte le mamme che lavorano, molto spesso obbligate a scegliere tra la famiglia e la carriera, non potendo permettersi baby sitter o asili privati.

Conciliare lavoro e figli? Di certo non è facilissimo ma anche meno difficile del previsto: lo dimostra anche l’europarlamentare Licia Ronzulli che si è presentata nell’aula plenaria dell’Europarlamento di Strasburgo con la figlia Vittoria, la piccola Vittoria nata da poco più di un mese. La parlamentare del Pdl, ha 35 anni e ha deciso di cercare di conciliare al massimo la vita lavorativa con la figlia: i colleghi, vedendola entrare con questo fagottino in braccio, l’hanno applaudita facendole gli auguri per la sua vita da mamma e ovviamente da deputata.

In alcuni periodi della maternità le donne non possono essere licenziate! Anche se siete delle ragazze molto attente, certe notizie potrebbero sfuggirvi perché non pensate possano riguardarvi. Attenzione. Di fatto la legge sulla tutela della lavoratrice madre vieta il licenziamento delle donne durante tutto il periodo della gravidanza e fino al compimento di un anno del bambino (anche in caso di adozione), ma i datori di lavoro sembrano dimenticarlo in continuazione. Il mondo del lavoro in Italia non sembra ancora essere compatibile con la figura della donna-lavoratrice-madre, per questo è stato necessario attivarsi in una serie di normative al riguardo.