Udito bambino: cos’è e a cosa serve il Boel test

Per rendersi conto se il proprio bambino ha o meno problemi di udito, il pediatra effettua un esame specifico che si chiama Boel test. Si tratta di una verifica di routine che arriva intorno ai 7-9 mesi del bebè, ed è importante per individuare eventuali disturbi che possono interessare le capacità auditive del piccolo in modo da porvi rimedio quanto prima. Naturalmente, i genitori hanno modo di accorgersi anche prima se il loro bimbo ci sente bene, perché il neonato reagisce in modo abbastanza pronto agli stimoli sonori.
Ad esempio, già a 3 mesi gira la testa verso la sorgente del suono, mentre a 5-6 percepisce anche se l’imput proviene dal basso o dall’alto, e abbassa o solleva il capo di conseguenza. Questi segnali sono importanti, perché mamma e papà hanno modo di tranquillizzarsi a proposito del buon funzionamento dell’apparato auditivo del neonato. In ogni modo, il Boel test è piuttosto efficace per evidenziare se c’è, invece, qualcosa che non va. Per effettuare l’esame, il bambino deve essere immerso in un ambiente silenzioso.
Dapprima il medico concentra la sua attenzione su un oggetto definito “distraente” (un bastoncino rosso), che viene fatto muovere davanti ai suoi occhi. Poi, in modo improvviso, la mano del pediatra posta dal lato opposto rispetto a quello verso cui sono rivolti gli occhi del bebè, produce un suono forte e improvviso, con l’ausilio di campanellini. Se l’orecchio e i riflessi del bimbo sono a posto, il piccolo si dovrebbe voltare immediatamente verso la fonte sonora.
Il test va ripetuto anche dall’altro lato, per appurare che l’udito sia perfetto. Questo esame non dura più di 10 minuti e se i risultati sono confortanti, non va ripetuto altre oltre. Ma a volte capita che il bambino non risponda come “da manuale” agli stimoli sonori, così, poiché i motivi potrebbero essere tanti e non necessariamente patologici, si stabilisce di ripetere il Boel test una settimana dopo il primo esame.
I bambini possono avere qualche problema transitorio alle orecchie che compromette il buon esito dell’esame (come un raffreddore che abbia momentaneamente “tappato” un orecchio, o una piccola infezione), ma è sufficiente anche una tendenza a distrarsi facilmente. La reiterazione del test dovrebbe essere sufficiente a far luce su cause di questo tipo e stabilire che non vi siano disturbi più seri. Qualora, però, anche il secondo esame dovesse risultare negativo, si renderanno necessari controlli più specifici, per evidenziare eventuali deficit auditivi e la loro gravità.
Gio 31/03/2011 da Paola Perria
















