Trapianto utero da mamma a figlia: eseguiti i primi due interventi

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    Sono stati eseguiti i primi due trapianti di utero da mamma a figlia: si tratta di un passo avanti per la medicina e di una speranza in più per tutte le ragazze che a causa di malattie o malformazioni non possono avere figli. Si tratta di due ragazze trentenni che, per un tumore la prima, e per una malformazione la seconda non avrebbero potuto avere figli. Le loro madri hanno allora deciso di donare alle figlie l’utero, in modo che queste potessero concepire e realizzare così il sogno più grande della loro vita. Accade in Svezia ma speriamo che presto questa pratica possa essere estesa anche ad altri paesi.

    Alla prima ragazza era stato asportato l’utero dopo un tumore, mentre la seconda ne era nata sprovvista per colpa di una malformazione. Così l’equipe di dieci chirurghi dell’Università di Goteborg, guidata dal professor Mats Brannstrom, ha deciso procedere con l’intervento per dare una speranza a queste giovani donne: “Le due donne che hanno ricevuto il trapianto stanno bene ma sono stanche dopo l’operazione – ha detto Brannstrom – e le madri che hanno donato il loro utero sono già in piedi e camminano, e potranno rientrare a casa fra qualche giorno”.

    Le ragazze, dopo la riabilitazione dovranno attendere un anno per poi sottoporsi alla fecondazione in vitro, con l’impianto di embrioni che provengono dai loro ovuli e lo sperma dei loro partner. I medici, nonostante gli interventi siano andati alla perfezione sono cauti e non escludono il rischio di rigetto.

    “Sapremo nel 2014 se il trapianto è riuscito – continua Brannstrom -. L’utero sarà espiantato alle due donne dopo che queste abbiano avuto al massimo due figli, in modo che possano interrompere il trattamento farmacologico antirigetto”.

    Ovviamente questi interventi hanno sollevato non poche polemiche anche da un punto di vista etico. Proprio per questo, una delle due donne sottoposte all’intervento ha deciso di rilasciare una dichiarazione in cui dice di essere “consapevole che qualcuno potrebbe sollevare delle critiche dal punto di vista etico, ma per me significa semplicemente recuperare una funzione del mio corpo, persa a causa del cancro. Non ci sono garanzie che io e il mio partner potremo concepire. Abbiamo ricevuto una grande opportunità, e se funziona, sarà un premio stupendo”.

    In Italia però la sperimentazione è ancora lontana dato che come ha sottolineato Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt) da noi servirebbe una legge apposita. Dovrebbe infatti essere approvata dal Parlamento, proprio come è accaduto per i trapianti di polmone, pancreas e intestino, senza ovviamente dimenticare gli aspetti etici che la questione potrebbe sollevare.