Tiroidite autoimmune in gravidanza: cosa bisogna fare?

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    Tiroidite gravidanza

    La tiroidite autoimmune, detta anche tiroidite di Hashimoto, è una malattia infiammatoria che colpisce la tiroide molto frequente durante la gravidanza. Cosa bisogna fare? Una domanda che affligge molte future mamme che scoprono la malattia solo nel corso della dolce attesa. Ma cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta e come intervenire.

    Di cosa si tratta

    La tiroidite autoimmune è una malattia infiammatoria della tiroide, nota come tiroidite di Hashimoto dal nome del medico giapponese che per primo ne descrisse le caratteristiche. Si tratta di una patologia cronica che colpisce soprattutto le donne tra i trenta e i cinquant’anni caratterizzata da un processo infiammatorio a carico della tiroide di tipo autoimmune.

    In pratica, il sistema immunitario scatena una reazione anomala nei confronti delle cellule tiroidee: i linfociti, percependole come pericolose, ne minano progressivamente attività e funzionalità. Per questo motivo, il decorso progressivo della patologia causa un ipofunzionamento della ghiandola tiroidea. Quando subentra l’ipotiroidismo vero e proprio cominciano a manifestarsi anche i primi sintomi, come la stanchezza, l’aumento di peso e i problemi di concentrazione.

    Perché in gravidanza?

    La tiroidite autoimmune è una delle patologie del sistema endocrino più frequenti durante i nove mesi di gestazione. In questo delicato periodo delle vita di una donna, infatti, aumenta il carico funzionale ghiandolare, complice l’azione degli ormoni placentari. Solitamente l’andamento della malattia durante la gravidanza è altalenante, con un miglioramento negli ultimi mesi e un peggioramento nella fase successiva al parto. Da sottolineare che, con i controlli adeguati e il supporto specialistico, non ci sono pericoli per il feto e per il buon esito della gravidanza.

    Cosa bisogna fare?

    Dopo la diagnosi della malattia, che avviene attraverso gli esami di routine della gravidanza, come le analisi del sangue, dove si rintraccia la presenza degli anticorpi anti-tiroide, è necessario confrontarsi sia con il ginecologo che sta seguendo la gravidanza sia con l’endocrinologo per approntare la terapia più idonea, che solitamente si basa sull’assunzione di un ormone tiroideo, se c’è già un ipotiroidismo evidente.

    In aggiunta, fermo restando che in quanto patologia cronica, la tiroidite autoimmune non può essere curate efficacemente e definitivamente, può essere utile seguire un regime alimentare ad hoc. In particolare, sono da prediligere gli alimenti ricchi di iodio, come il pesce, la frutta, la verdura e i cereali integrali. Da limitare, invece, zucchero e grassi saturi.