Storia di Heidi, piccolo genio a 4 anni. Il suo cervello come quello di Einstein

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    Heidi genio a 4 anni

    A vederla, Heidi Jankins non sembra molto più che una normale bimba di 4 anni, bella e bionda come spesso lo sono i bambini inglesi. Ma il suo cervello nasconde meraviglie, parola di scienziati. La piccola sta facendo parlare di sé per essere entrata, a pieno titolo e ufficialmente, nel prestigiosissimo ed esclusivo club MENSA, quello dei “cervelloni”, di cui fanno parte solo persone che abbiano un QI (quoziente intellettivo) clamorosamente al di sopra della media. Questa bimba non è solo super intelligente, secondo il test avrebbe un QI di appena un punto inferiore a quello di Albert Einstein, ovvero 159 punti. Roba da lasciare sbigottiti. La sua storia è assolutamente peculiare e degna di essere raccontata, state a sentire.

    Heidi Jankins, un genio precoce

    Immaginate una bambina apparentemente uguale a tutte le altre, che naturalmente vada all’asilo come tutte le bimbe di 4 anni, ma alla quale i giochi, le attività di avviamento alla scuola, gli stimoli che comunemente sono più che sufficienti per i suoi coetanei “normali”, non bastano più. Sconfitta la maestra, che non sapeva proprio più come intrattenere la piccola Heidi, troppo vivace mentalmente, e conseguentemente irrequieta, preoccupati i genitori, arriva il momento di sottoporre la piccola ad un vero test dell’intelligenza. “Abbiamo sempre pensato che fosse al di sopra della media: ha iniziato a leggere molto presto, a parlare poco tempo dopo la nascita e a un anno aveva già un vocabolario molto ricco e si esprimeva con frasi articolate e corrette”, hanno spiegato mamma e papà (lei artista, lui docente presso l’Università di Southampton). Seppur preparati ad un buon risultato, sicuramente neppure i coniugi Jankins si aspettavano una performance a questi livelli. La loro bimba, è praticamente un genio!

    Heidi Jankins e il suo prodigioso QI

    I test per la misurazione del QI mettono in luce la naturale abilità (diciamo pure talento) nello svolgimento di alcuni compiti, e quindi evidenziano se il cervello di un bambino ha già maturato delle competenze che sono molto più avanti rispetto alla sua età anagrafica. Si tratta di caratteristiche individuali rare (a questi livelli) ma che hanno qualcosa di imponderabile, nel senso che possono capitare in dote (come il colore dei capelli o l’altezza) in modo casuale, anche se l’impronta genetica ha un suo peso. La piccola Heidi, con il suo QI pari a 159, si pone in partenza molto al di sopra della media degli esseri umani, che è pari a 100. Tenete presente che un QI di 120 o di 130 è sufficiente per far ritenere una persona molto intelligente, quindi qui siamo al limite della genialità. “I genitori di Heidi hanno correttamente identificato il grande potenziale della bambina”, ha commentato l’AD del MENSA britannico, John Stevenage. Ma in buona sostanza, in cosa consiste la “superiorità” di Heidi e dei suoi “colleghi” prodigio?

    Heidi Jankins e i piccoli geni, fu vera gloria?

    Molti esperti e psicologi mettono in guardia dalla facilità con cui si etichetta “genio” un bambino piccolo come Heidi, sulla base di un altissimo QI. Per definire qualcuno genio, infatti, sono necessarie altre qualità, come spiega la dott.ssa Anna Maria Roncoroni, psicologa e coordinatrice dell’Associazione per lo Sviluppo del Talento e della Plusdotazione: “Genio è chi produce un cambiamento nell’ambito di cui si occupa, chi è in grado di creare, di dimostrare un teorema”. Cose impossibili per un bimbo di 4 anni, per quanto dotato possa essere. E allora, in questo caso di che tipo di superiorità stiamo parlando? “Nei bambini si può misurare il livello intellettivo, la rapidità di performance, la capacità di riprodurre. Noi seguiamo i ragazzi dotati – il 2% della popolazione studentesca - con attività scolastiche che tengano conto dei loro ritmi di apprendimento, diamo indicazioni ai genitori, curiamo il rapporto con i coetanei. Il caso della bimba inglese è davvero straordinario, anche se non è detto che la curva di sviluppo si mantenga costante nel tempo. È comunque difficile pensare che possa rientrare nella norma. Certo, negli adulti la situazione è più stabile”. Insomma, per vedere se la piccola Heidi Jankins saprà davvero mettere a frutto le sue straordinarie qualità mentali (magari elaborando qualche teoria rivoluzionaria, o creando capolavori d’arte), dovremo aspettare qualche anno…

    Dolcetto o scherzetto?