Sterilizzazione forzata, figli negati in Namibia

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    Sterilizzazione forzata Namibia

    Sterilizzazione forzata, un caso di figli negati in Namibia. Un caso giunto alla ribalta internazionale che ne porta altre centinaia, se non migliaia, dietro di sé. Un caso che dovrebbe far riflettere sulle discriminazioni e le violenze subite da molte donne in tutto il mondo. Un caso che riflette una realtà sommersa ben più preoccupante di donne sieropositive costrette, più o meno subdolamente e dichiaratamente, alla sterilizzazione, a rinunciare per sempre al diritto di maternità.

    Il caso più recente, quello che ha acceso le luci dei riflettori si questo fenomeno terribile, è quello di Emilia Handumbo, una donna affetta da Hiv costretta a sottoporsi alla sterilizzazione forzata dopo aver partorito il suo primo figlio. Figlio nato, grazie alle cure e ai trattamenti sanitari adeguati, senza essere sieropositivo. Emilia Handumbo, una donna namibiana, racconta di aver firmato l’autorizzazione alla procedura poco prima del suo parto in una struttura sanitaria pubblica del suo Paese. Racconta del trauma e dello shock quando si è resa conto di essere stata sottoposta all’intervento irreversibile di legatura o chiusura delle tube, di non poter più scegliere di diventare madre. La sua colpa? Essere sieropositiva.

    Uno shock che, però non ha impedito a Emilia di reagire. La donna e altre due madri sieropositive con una storia analoga hanno denunciato l’ospedale che le ha sterilizzate e la giustizia ha dato loro ragione. Il 3 novembre 2014 la Corte Suprema della Namibia ha confermato in appello la condanna al risarcimento per lo stato per aver estorto loro un consenso senza la giusta informazione e consapevolezza.

    Un caso che fa riflettere, ma non un caso isolato, quindi. Gia nel 2009 il Johannesburg Guardian denunciava molti casi di donne affette da Hiv costrette alla sterilizzazione forzata. È del 2010, invece, la notizia diffusa dall’IRIN Plus News Johannesburg della donna che dopo quattro anni dal primo parto non riuscendo più a rimanere incinta nel corso di alcuni accertamenti ha scoperto di essere stata sterilizzata. E come questi casi, in Namibia come in molte altre realtà dell’Africa sub-sahariana ma anche del Sud America e di altre latitudini, taciuti o mai venuti alla luce, mai scoperti o mai diffusi pubblicamente, ce ne sono tantissimi.

    Tanti casi con un unico comune denominatore, la violenza. Perché decidere di negare il diritto di maternità a una donna, sana o malata che sia, è una violenza vera e propria, senza se e senza ma.

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