Sindrome di Tourette nei bambini: sintomi e cosa fare

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    La sindrome di Tourette è un disturbo che colpisce anche i bambini. In età pediatrica la malattia viene indicata con l’acronimo di “P.A.N.D.A.S” (“Pediatric Autoimmune Neuropsychiatric Disorder collegueted with A Streptococci”) ed ha gli stessi sintomi del disturbo in età adulta. Va sottolineato che la malattia, quando viene riconosciuta nei bambini può essere trattata in modo da diminuirne gli effetti negativi negli anni successivi.

    Sindrome di Tourette, di cosa si tratta?

    Si tratta di una malattia che colpisce il cervello e che causa sintomi neuropsichiatrici ed è causata da uno streptococco. Il primissimo studio su questo disturbo risale al 1998 e proprio per questo c’è ancora molta strada da fare per la sua cura; si tratta inoltre di una malattia rara anche perché spesso è difficilmente diagnosticabile. La malattia è autoimmune, ovvero l’organismo è attaccato dai suoi stessi anticorpi e compare all’improvviso. I sintomi possono essere vari: i bambini cominciano a lavarsi le mani in continuazione o ad avere comportamenti strani, manie, tic e rituali che ripetono in modo ossessivo. Inoltre i piccoli affetti da questa malattia possono emettere dei versi strani, urlare senza motivo e pronunciare parole senza senso.

    Come si cura la sindrome di Tourette?

    La prima cosa per curare la malattia è non sottovalutare e riconoscere i sintomi. Essendo però un disturbo abbastanza “giovane” purtroppo in alcuni casi non viene riconosciuto. Inoltre la malattia attualmente non può essere diagnosticata con degli esami ma semplicemente con una diagnosi clinica. Solitamente però i piccoli che soffrono della Sindrome di Tourette presentano il titolo antistreptolisinico (TAS) e l’antiDNasi elevati. Nonostante i sintomi siano spesso spaventosi, si tratta di una malattia curabile, a volte con semplici antibiotici come Augmentin, azitromicina o benzilipennicillin se riconosciuta in tempo. Nei casi gravi può essere utile la plamaferesi o la somministrazione di immunoglobuline via endovenosa.

    Dolcetto o scherzetto?