Se la mamma è rh negativo, cosa succede?

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    Mamma rh negativo

    Se la mamma è rh negativo, cosa succede? La domanda sorge spontanea quando all’inizio della gravidanza la gestante in dolce attesa scopre questo dato. Sì, perché è un elemento importante, che potrebbe comportare dei rischi a carico del feto. Rischi che, però, si evitano senza problemi grazie alle procedure garantite dalle strutture sanitarie italiane. Ma cerchiamo di capirne e saperne di più.

    Il fattore rh

    Il nome a molti suonerà nuovo o addirittura strano. Il fattore rh non è altro che l’antigene presente sulla superficie dei globuli rossi del sangue; nelle persone che ce l’hanno l’rh è positivo, in quelle che non ce l’hanno è negativo (il 15% della popolazione). In entrambi i casi, non c’è nessun problema. Il problema può sorgere in gravidanza, quando la mamma è rh negativo e il papà è rh positivo, perché il piccolo potrebbe risultare positivo e potrebbe verificarsi una pericolosa incompatibilità tra il sangue della mamma e quello del piccolo soprattutto al momento del parto.

    Cosa succede?

    Più che capire cosa succede, meglio capire cosa fare. La gestante scoperto che il suo rh è negativo – non a caso quello del fattore rh è una delle prime analisi prescritte dai ginecologi alle donne in stato interessante – deve effettuare con cadenza mensile il test di Coombs indiretto. Un esame diagnostico, che si effettua grazie a un semplice prelievo di sangue, in grado di verificare la presenza nel sangue materno di particolari anticorpi che potrebbero interferire con il sangue del piccolo, provocando la rottura dei globuli rossi fetali.

    Per evitare ogni rischio e prevenire la malattia emolitica dei neonati, che fino agli anni ’70 colpiva molti piccoli provocandone in alcuni casi anche il decesso subito dopo il parto, è stata introdotta una procedura specifica da parte del Sistema Sanitario Nazionale italiano. Si tratta dell’immunoprofilassi Anti-D, da effettuare tra la 28esima e la 30esima settimana di gravidanza. Se l’esito del test di Coombs indiretto risulta negativo, si effettua una somministrazione, attraverso un’iniezione intramuscolare, di immunoglobuline specifiche contro il fattore rh, per immunizzare la gestante e scongiurare l’incompatibilità tra il sangue materno e quello fetale. La stessa procedura si effettua in caso di esami di diagnosi prenatale invasivi, che possano prevedere il contatto tra sangue materno e fetale, come amniocentesi e villocentesi, ed entro 72 ore dal parto, una volta appurato che il neonato ha il fattore rh positivo.

    Dolcetto o scherzetto?