Se il bambino non mangia, cosa fare

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    Se il bambino non mangia, cosa fare? Più che un’eventualità impossibile, una realtà da mettere in conto. Tutti i genitori, prima o poi, si trovano a dover affrontare qualche rifiuto dei figli davanti a un piatto di pappa. Se è un caso isolato, è da prendere e valutare come tale. Ma se il rifiuto diventa tanto frequente da sembrare metodico e sistematico, meglio correre ai ripari.

    Cosa fase se rifiuta il latte

    Il primo alimento che può rifiutare è anche il primo che può ingerire quando è neonato, cioè il latte. Se il bebè rifiuta sia il latte materno, che è il migliore possibile, sia quello artificiale, potrebbe esserci un problema di allergia o intolleranza. Ma potrebbe essere anche una questione di approccio errato della madre, di posizione sbagliata durante l’allattamento o molto altro. Per fugare ogni dubbio e trovare una soluzione, meglio consultare il pediatra.

    Cosa fare durante lo svezzamento

    Se il bambino non vuole mangiare i nuovi cibi introdotti nella sua alimentazione, a svezzamento iniziato, niente panico. Infatti, si tratta di un passaggio non sempre facile, che non tutti i bambini accettano con facilità. Proprio per questo è fondamentale armarsi di pazienza e non lasciarsi scoraggiare, proponendo e non imponendo i primi cibi solidi, rispettando i tempi del figlio. Questo significa che se non mangia, non bisogna mettergli il cucchiaio a forza in bocca. Probabilmente non è ancora pronto: quindi, bisogna provare finché non inizia a mangiare e aspettare se non finisce. Da evitare anche l’escamotage di mettere la pappa nel biberon: in questo modo, infatti, non si facilita l’autonomia del piccolo.

    Cosa fare quando è più grande

    Quando il rifiuto per il cibo avviene in una diversa fase della vita del piccolo, quando è più grandicello e ha tra uno e due anni, quando, cioè, comincia a mangiare da solo anche cibi dalle consistenze più importanti, la parola d’ordine è libertà. Non libertà assoluta e incondizionata, ovviamente, ma libertà di sperimentare sì. Quindi, libertà di mettere le mani nel piatto e sporcarsi, per imparare a conoscere e apprezzare i nuovi alimenti, per esempio. Man mano che il tempo passa e il rapporto del bimbo con il cibo si definisce, diventando sempre più autonomo, può verificarsi una fase caratterizzata dai no e dall’opposizione ai genitori, che può coinvolgere anche la sfera alimentare. Anche in questo caso sono da evitare ogni tipo di obbligo o forzatura: se non vuole mangiare non costringerlo, ma non demordere, continuando a riproporre i cibi che dice di non volere più, possibilmente in altre forme e preparazioni.