Scuole Montessori: cosa sono e come funzionano

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    Scuole Montessori, cosa sono e come funzionano? Prima di approfondire l’argomento è importante capire chi era Maria Montessori, l’ideatrice di questo metodo educativo all’avanguardia, che tutt’oggi affascina e conquista molti genitori, per non parlare dei bambini. Maria Montessori era un’educatrice, medico e pedagogista di Chiaravalle, dove nacque nel 1870: è nel 1907 che avviò la prima “Casa dei bambini”, in cui venne applicata una concezione assai innovativa di scuola dell’infanzia. Ebbe così inizio nel 1924 il movimento montessoriano e le relative scuole Montessori. Ma in cosa consiste questo metodo educativo e come funziona?

    Nelle scuole Montessori della pedagogista omonima, una delle donne più potenti della storia, è il bambino nella sua complessità il fulcro di interesse e per questo lo si lascia libero di esplorare il mondo, in base all’individuale curiosità di apprendimento. Secondo la celebre pedagogista è proprio questo il segreto affinché i piccoli si sentano stimolati ad imparare, la libertà di azione senza interferenze.

    Per favorire l’apprendimento ovviamente è necessario organizzare e strutturare l’ambiente educativo in modo appropriato, rendendolo confortevole e interessante, in modo che risponda adeguatamente alle esigenze di movimento e scoperta proprie dei bambini. Anche il materiale d sviluppo va selezionato secondo parametri appositi e il ruolo degli educatori ridefinito. I materiali di lavoro devono essere posizionati a vista, i bambini infatti devono poterne usufruire liberamente senza chiedere il permesso all’insegnante. Non vi sono quindi ostacoli strutturali alla crescita e al loro sviluppo creativo.

    Stessa regola vale per gli arredi, pensati appositamente per i più piccoli, leggeri se non addirittura fragili (è il caso dei soprammobili, dei bicchieri rigorosamente di vetro, dei piatti di ceramica) che inducono i bambini a sviluppare la coordinazione dei movimenti, auto-controllandosi e auto-correggendosi. Tutto ciò cela anche un altro scopo, ovvero favorire l’autonomia e l’indipendenza. Quando il piccolo vuole fare da solo, l’educatore Montessori non interviene ma gli permette di procedere secondo la propria volontà, rispettandone tempi e modalità.

    Nonostante ciò sono previsti momenti di condivisione, per esempio a pranzo piuttosto che durante il gioco all’aperto, all’ora del riposino e via dicendo. Ovviamente quest’autonomia prevede delle regole, quelle del rispetto altrui, che implica il riordino “autonomo” degli strumenti utilizzati e del proprio spazio di lavoro. Ogni forma di violenza o prevaricazione è bandita e in tal senso, il buon esempio degli adulti è ritenuto fondamentale. Se l’insegnante tradizionale punisce, ordina, comanda, nella scuola Montessoriana il docente fa da mediatore fra i bambini e l’ambiente circostante, ma anche da consigliere e aiutante. Dietro tutto questo si cela la convinzione che ogni individuo, fin da piccolo, debba essere rispettato nella sua unicità e aiutato, con pazienza e amore, a sviluppare i propri doni personali e la consapevolezza di se stesso.

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