Scambio di embrioni in ospedale: i gemelli contesi sono nati

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    Scambio di embrioni in ospedale, i gemelli sono nati . Nuova svolta, quella decisiva, forse, nella vicenda degli embrioni scambiati durante un trattamento di fecondazione assistita presso l’Ospedale Pertini di Roma a dicembre. In anticipo, rispetto al termine del 12 agosto, sono nati i due gemellini, un maschio e una femmina, con parto cesareoin un comune lontano da Roma. Nati e registrati prontamente all’anagrafe dai genitori naturali.

    Un evento che probabilmente invaliderà l’udienza prevista oggi e le speranze dei genitori biologici. Infatti proprio oggi, 8 agosto, è prevista l’udienza, davanti al giudice Silvia Albano, al tribunale a Roma. Udienza che era stata richiesta dai genitori biologici, che avevano presentato un ricorso urgente per diffidare gli ufficiali di stato civile a registrare all’anagrafe i bambini.

    Siamo contenti. Molto contenti: i nostri figli sono nati, stanno bene e li abbiamo già registrati all’anagrafe. Nessuno potrà più toglierceli” hanno dichiarato i genitori naturali. La nascita e la registrazione all’anagrafe, infatti, dovrebbero aver messo la parola fine su questa vicenda, almeno in termini di affidamento e genitorialità. Perché per le vie legali, complice una causa per risarcimento milionaria intentata dagli interessati contro la struttura sanitaria, proseguirà ancora per un po’.

    I precedenti, la storia

    “Ci auguriamo che l’altra coppia venga almeno venerdì, che si faccia vedere in aula. Sarebbe davvero la volta buona per conoscerci, anche se in tutti questi mesi noi non abbiamo fatto altro che invitarli continuamente a farsi vivi, convinti com’eravamo che la cosa si sarebbe potuta risolvere tra noi quattro, senza bisogno di arrivare drammaticamente davanti a un giudice, perché da una conoscenza si sa che può nascere poi un rapporto di vera amicizia. Invano…” dicono Angelica e Michele i genitori biologici dei bambini. Una storia davvero complessa, un errore di laboratorio che ha sconvolto la vita di due coppie. Michele, 40 anni, architetto, e Angelica 38 impiegata di banca, si sono affidati all’avvocato Nicolò Paoletti per la richiesta al giudice Silvia Albano di un provvedimento d’urgenza per evitare che vengano i bambini dichiarati figli dell’altra coppia con un atto pubblico. “I genitori siamo noi, loro hanno il nostro Dna e ci dev’essere riconosciuto” ripetono i coniugi. L’avvocato della coppia ha già chiara la strategia processuale e sosterrà che “l’ambiente gestazionale non influisce sullo sviluppo del feto” e che quello che conta è il DNA e l’identità biologica di ogni singolo individuo.

    L’avvocato della coppia che invece sta per dare alla luce i bambini baserà la difesa sul concetto di epigenetica: “Esemplifico: i genitori biologici affermano che i due gemellini possiedono il loro Dna, giusto? Ma io obietterò che il ruolo fondamentale è quello della madre naturale, che assicura al bambino protezione e alimento. È questa trasmissione di natura a trasformare nel tempo il Dna. Mi avete capito? Insomma, pensate alla differenza che c’è tra scrivere un libro e leggerlo. Chi scrive un libro gli trasmette senz’altro il suo Dna. Ma poi il libro appartiene a chi lo legge, perché chi lo legge lo trasforma attraverso il suo filtro personale di emozioni ed umori. Ecco, questa è l’epigenetica”. Un caso molto difficile, che ha scosso le coscienze di tutti e che avrà dei risvolti davvero pesanti per una delle due coppie.

    Confermato dai test l’errore sui cognomi simili

    I test genetici sul Dna delle coppie coinvolte nei trattamenti di fecondazione assistita, effettuati tra il 4 e il 6 dicembre presso l’Ospedale Pertini, hanno confermato i sospetti, lo scambio di embrioni è stato provocato da due cognomi simili. In giornata si scoprirà inoltre, in via definitiva, a chi appartenga l’embrione conteso. Rimane poi da chiarire in quale giorno effettivo le coppie si siano sottoposte al trattamento, a quanto pare non tutte lo hanno effettuato nello stesso momento: le aspiranti mamme parlano del 6 dicembre, la Asl B del 4. Per non parlare dell’embrione della donna in attesa dei gemelli non suoi, che sembra scomparso nel nulla. Giallo nel giallo.

    Nel frattempo il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha invitato la Regione Lazio a mettersi in regola, il più in fretta possibile, con il decreto relativo ai centri di Procreazione medicalmente assistita (Pma), risalente a una decina di anni fa. A quanto pare le strutture del Lazio hanno ancora un accreditamento provvisorio. Il ministro ha quindi proseguito con parole rassicuranti: “ In Italia vengono effettuati ogni giorno centinaia e centinaia di interventi di inseminazione con procedure molto sicure e, quando succedono queste cose, è perché qualcuno non ha rispettato le procedure di controllo e tracciabilità”.

    La vera mamma rivuole i suoi gemelli

    Oltre al danno la beffa: non bastava una madre in dolce attesa di due gemelli non suoi, a complicare la vicenda ci si è messa un’altra donna, presentando un esposto in Procura: “Quegli embrioni potrebbero essere miei. Ero all’ospedale Pertini lo stesso giorno dell’altra coppia.” La presunta, vera madre è un’impiegata 36enne romana, che intende riavere i suoi bimbi a tutti i costi: “Se sono miei non mi arrenderò, li rivoglio.”

    In quel fatidico 4 dicembre, giorno in cui si svolse l’inseminazione assistita di 4 diverse coppie presso l’Ospedale Pertini, la donna sarebbe stata scambiata per un’altra a causa dei cognomi simili, ipotesi confermata dai test genetici: “Era il 4 dicembre, eravamo quattro coppie, a un certo punto mi chiamano per il trasferimento, ma dopo pochi minuti mi rifanno uscire e chiamano un’altra donna: mi ricordo che l’anno di nascita ero il mio e il cognome molto simile”. Nel frattempo la psicologa romana che porta in grembo i due “gemelli di ignoti” si ritrova con una doppia sofferenza: la consapevolezza che non sono suoi e il timore di vederseli portar via alla nascita.

    La mamma che aspetta i gemelli non suoi

    L’arrivo di due figli tanto attesi, tanto desiderati, tanto cercati, si è trasformato ben presto in un incubo per la coppia di psicologi romani, vittime di uno scambio di embrioni. Il referto shock della villocentesi, esame che bisogna fare in caso di gravidanza in età avanzata, è arrivato come un fulmine a ciel sereno: nel materiale genetico del bebè nessuna traccia né di mamma né di papà. E pensare che i gemellini avevano già compiuto quattro mesi!

    Nonostante la conferma che l’errore è stato provocato da due cognomi simili, per la coppia è comunque troppo tardi. “Qui c’è una povera donna che si trova con due bambini sani. Cosa deve fare? Non è solo un utero in affitto, ma coartatamente in affitto” ha commentato il legale della coppia Michele Ambrosini, per poi proseguire: “Sono scioccati. C’è in loro frustrazione, un senso di coartazione e disagio. Sono venuti da me solo per essere tutelati… Finora non abbiamo presentato alcuna denuncia penale, nè abbiamo ancora fatto una quantificazione dei danni. Sono vicende davanti alle quali si rimane scioccati… Credo il primo caso di questo tipo in Italia.” Nel frattempo, per far luce sull’accaduto, il Ministero ha avviato un’ispezione ed è stata istituita una commissione d’indagine, mentre la mamma, con un coraggio da vera leonessa, ha deciso di portare avanti la gravidanza. Ma ora il problema è che la coppia di presunti genitori rivendica il proprio diritto sugli ignari gemelli.