Realizzato il primo utero artificiale in aiuto dei prematuri

Nature Communications ha comunicato che i ricercatori dell'ospedale dei bambini di Philadelphia hanno dato vita ad un utero artificiale che andrà in aiuto ai bambini nati prematuramente per aumentarne le probabilità di sopravvivenza

da , il

    Realizzato il primo utero artificiale in aiuto dei prematuri

    Dopo anni di sperimentazioni è stato realizzato il primo utero artificiale in aiuto dei bambini prematuri. Un organo che era stato imitato da parte dell’uomo senza molti successi perchè estremamente complesso, è stato testato nel laboratorio del Children’s Hospital di Philadelphia su sei agnellini di poche settimane e ritenuto perfettamente funzionante. Per la prima volta un essere vivente ancora in fase di crescita a livello fetale è riuscito a portare avanti il suo percorso di sviluppo esternamente dalla pancia della madre. Il capo dello staff dei ricercatori ha annunciato che auspica di renderlo ad hoc per gli esseri umani entro dieci anni.

    Come l’utero della mamma, l’utero artificiale realizzato in laboratorio dispone di liquido amniotico che dà modo sia di respirare che di filtrare il sangue.

    Il complesso lavoro da parte di un’equipe del Children’s Hospital di Philadelphia ha permesso ai cuccioli di un’età corrispondente alle 23-24 settimane di un bambino di avere un’eccellente crescita fetale.

    Come funziona l’utero artificiale

    Alan Flake, il direttore del Centro che si è occupato della ricerca fetale ha illustrato il funzionamento dell’utero artificiale.

    L’utero costruito, chiamato Biobag, è un contenitore sterile in plastica simile ad una sacca da trasfusione con una temperatura costante basata su quella naturale, al cui interno è posizionato un liquido amniotico anch’esso artificiale che passa dai polmoni come succede nell’utero della mamma. E’ il cuore dell’essere vivente al suo interno che pompa il sangue dal cordone ombelicale, che viene filtrato, arricchito di ossigeno e ripulito dall’anidride carbonica da un apparecchio che mima la placenta.

    Marcus G. Davey, il ricercatore che ha partecipato alla costruzione dell’apparecchiatura spiega: “Abbiamo imitato questo tipo di ambiente, permettendo a questi e gli altri organi di svilupparsi come avviene nell’utero della mamma“.

    I passi avanti rispetto al passato

    Il nuovo utero artificiale ha permesso di stabilire un vero e proprio record di sopravvivenza. Gli organi sperimentati fino ad oggi avevano permesso un massimo di 60 ore di vita e danni al cervello.

    L’utero dello staff di Philadelphia ha permesso lo sviluppo degli agnelli per 28 giorni senza danni apparenti, che in queste 4 settimane si sono mossi regolarmente, hanno respirato, chiuso e aperto gli occhi, inghiottito liquido amniotico e hanno sviluppato la prima lanugine.

    Il nostro sistema mira a prevenire le complicazioni che normalmente capitano ai bambini estremamente prematuri, offrendo una tecnologia che prima non esisteva” ha spiegato Alan Flake.

    I limiti del nuovo utero artificiale

    L’utero artificiale presenta comunque un limite, che è quello è di non poter essere utilizzato in tutte le fasi della gestazione. L’organo ad immagine e somiglianza di quello materno prevede un utilizzo solo per la fase intermedia e quella finale della gravidanza.

    Ciò non toglie che siamo davanti ad uno strumento che potrebbe dare grandi speranze per i neonati prematuri che possono così superare il periodo critico delle 23 settimane.

    I tempi per l’utilizzo con gli esseri umani

    Le sperimentazioni devono comunque continuare prima di poter vedere l’utero di Philadelphia all’interno degli ospedali nei reparti di maternità. Ulteriori ricerche permetteranno sicuramente un miglioramento delle sue funzioni e lo renderanno adatto al peso e alle dimensioni dei bambini, più piccole rispetto agli agnelli.

    La previsione? Alan Flake promette di poter sostituire gli incubatori odierni nel giro di una decina di anni perchè spiega:

    Questi bambini hanno bisogno di un ponte fra l’utero della madre e il mondo esterno. Se riuscissimo ad aiutarli a far maturare i loro organi anche solo per alcune settimane, miglioreremmo la prognosi per molti di loro“.