Ragadi al seno durante l’allattamento, come prevenirle e curarle

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    Ragadi al seno

    Durante l’allattamento al seno, alcune mamme sperimentano un piccolo problema: le ragadi. Piccolo, ma molto doloroso, tanto che a volte dare il seno al bebè diventa una vera a propria tortura. Le ragadi, infatti, sono delle micro ferite che si aprono sul capezzolo a raggiera, da cui può fuoriuscire del sangue e che, naturalmente, provocano sofferenza nella neomamma quando il neonato succhia il latte. In questa fase procedere normalmente con l’allattamento può essere piuttosto difficoltoso, ma per fortuna esistono dei rimedi, così come delle piccole regole da seguire per prevenire l’insorgenza del disturbo.

    Rinunciare del tutto a nutrire al seno il proprio piccolo per via delle ragadi, infatti, sarebbe davvero un peccato, tanto più che i pediatri consigliano caldamente le mamme di allattare i bambini almeno per tutti i primi sei mesi di vita. Ma vediamo nello specifico per quale motivo si formano le ragadi, e come si possono prevenire e curare.

    Ragadi al seno, perché si formano

    Le ragadi sono delle abrasioni, delle feritine che compaiono sul capezzolo della mamma durante i primi tempi dell’allattamento. La loro gravità varia a seconda dei casi, in alcune donne sono fastidiose ma non creano tale disagio da rendere impossibili le poppate, mentre in altre sono talmente profonde da provocare sanguinamento e costringere ad interrompere l’allattamento. Alcune mamme sono particolarmente predisposte, e a volte il problema può essere di natura genetica, se c’è una certa familiarità. Anche avere un capezzolo retratto può facilitare l’insorgenza delle ragadi, perché allattare è più complicato. Ci sono una serie di possibili cause non organiche che possono inoltre provocare le ragadi, tra queste vi sono un errore nella posizione in cui la mamma allatta, ma anche dare il seno (dalla stessa parte), troppo a lungo. Vediamo come si possono prevenire seguendo qualche semplice regola.

    Ragadi al seno, come prevenirle

    Per evitare la formazione di ragadi in presenza di un capezzolo retratto, sarà sufficiente che la mamma usi un paracapezzolo. Per quanto riguarda la posizione del bambino durante le poppate, la madre dovrà sistemarlo in modo che con la boccuccia possa afferrare tutta l’aerola e non solo la punta del capezzolo, perché altrimenti, tirando, potrebbe provocare le abrasioni. Inoltre, è molto importante calibrare anche la durata di ogni poppata. Le ostetriche consigliano di non andare oltre i 15 minuti per seno, in modo che il capezzolo non si infiammi. Infine, prima di cominciare l’allattamento, si dovrebbe nutrire la pelle dell’areola e del capezzolo con degli oli naturali, come quello alle mandorle dolci, che renderanno la cute molto più protetta ed elastica. Anche l’igiene in questo periodo dovrà essere particolarmente delicata. Mai usare detergenti e saponi aggressivi, meglio far asciugare il seno all’aria o detergerlo con salviette apposite, anche prima della poppata.

    Ragadi al seno, come curarle

    Se, nonostante tutti gli accorgimenti e le attenzioni, le ragadi si sono comunque formate, per ottenere sollievo la mamma può applicarvi delle pomate all’ossido di zinco prendendole “a prestito” dal bebè (sono quelle che si usano per il sederino quando gli si cambia il pannolino) e usare il paracapezzolo fino a guarigione. E’ importante evitare che le ragadi si infettino anche perché questo potrebbe provocare disturbi nel neonato, come ad esempio il mughetto, e aggravarsi fino a sfociare in una mastite nella mamma. Seguendo queste semplici regole sarà facile evitare le ragadi o curarle felicemente non appena siano comparse.